Non è solo intrattenimento – Disincanto – Madame

Uno schiaffo. Una sberla forte. Costringe a svegliarsi, a focalizzarsi sulla sostanza delle cose, il terzo disco di Madame.

Come canta lei stessa in Come stai?, “non è solo intrattenimento”. Una dichiarazione precisa, una assunzione di responsabilità, l’impegno a essere sincera, a squadernare tra i solchi del vinile, cosa è successo dopo il successo, travolgente, improvviso, indiscreto, eccessivo per una ragazza che già faticava a fronteggiare i suoi disagi.

Disincanto diventa il grido di una generazione. Squarcia il velo che i soldi e la fama e la convenienza potrebbero aver posato sull’anima.

Lo abbiamo già rilevato più volte. Le ragazze e i ragazzi di questo ventennio hanno superato la logica novecentesca della competizione a ogni costo che si trasforma in guerre. Richiedono attenzione, richiedono tempo, vogliono non essere usati, vogliono rispettarsi. Nello sport, nella musica, nella vita quotidiana, forme e metodi di vita più ecologica (nel senso più lato possibile di questo termine) diventano obiettivi da perseguire.

Conciliazione più equilibrata di work e life, Smart working, luoghi accoglienti di lavoro, sia come ufficio che come città di residenza – pensate al South working sempre più ricercato dopo il Covid.

Storie d’amore libere e responsabili, amicizie più sincere, circoli non esclusivi e padronanza del proprio tempo.

Del disagio che porta la mancanza di queste essenziali quote di vita é manifesto questo terzo disco di Madame. 

Una Flottilla di quattordici canzoni che viene in soccorso di tutti quei ragazzi e quelle ragazze che non vogliono caderci Mai più, e non hanno voce abbastanza alta per urlarlo da soli, battendo ritmicamente le mani in sottofondo.

E lo fa mettendo se stessa davanti a tutto, esponendosi in prima persona, trasfigurando la propria sofferenza, immolandola al sostegno di tutti gli altri. Così come Alcide Pierantozzi ha deciso di superare la vituperata auto fiction nella letteratura, ostentando la sua malattia mentale sullo Sbilico, così Madame, espone sul banco il percorso che dal disagio la porta al Disincanto e indica una via a tutte quelle ragazze e quei ragazzi che si contorcono le viscere dentro i social, senza aiuto o rappresentanza.

Lo avevamo subodorato già analizzando il brano che da il titolo all’album uscito in anteprima.

L’impressione si andava confermando con Ok e con Rosso come il fango che anticipavano l’uscita del disco.

Diventa oggi certezza completando l’ascolto del disco e cogliendone le linee che uniscono e danno unità e omogeneità al progetto musicale, artistico, che non è solo intrattenimento, appunto.

Madame, da futuro dei cantautori diventa presente pesante e denso del nuovo cantautorato che affronta la realtà con gli strumenti dell’arte, della musica, dei versi, delle canzoni, che diventano davvero tutt’altro che canzonette.

Proviamo a vedere più da vicino qualche altro brano dei quattordici che compongono l’album.

Dedichiamo ancora qualche minuto a Come stai?

E’ un manifesto del ragionamento che la non più piccola Francesca, la nuova e più consapevole Madame, offre ai suoi fan. 

Più l’anticipo fa gola, più fa debito
Più la fama vi fa gola, più la evito

La denuncia dello spietato star system che si accanisce soprattutto sulle giovani scoperte, da spremere, da sfruttare, da gettare dopo l’utilizzo. A ben leggere, il paradigma esemplificato dall’industria della musica può applicarsi a ogni sistema azienda che trituri dignità e libertà in nome della competizione sfrenata, del successo. Una banca, uno studio legale, una redazione, anche una farmacia, nessuna organizzazione è immune da questo demone.

Da bambina volevo essere qualcuno
Ma qualcuno che non sono non ha proprio senso esserlo
Se c’è gente più famosa di me meglio per loro
Il successo non mi piace, far succedere lo adoro

Una maturità sempre più sorprendente, un coraggio diritto e determinato a preservare e preservarsi.

Madame non è solo intrattenimento
Madame non è solo intrattenimento
Madame fa riflettere quando senti
Madame non ti vede, ti guarda dentro
Madame ha salvato una ragazzina
Madame ha salvato una ragazzina
Ora puoi chiudere gli occhi
E sentire una voce
Sentire una voce che fa

Ecco il manifesto. Nessun ermetismo. Dritta e decisa. Questa canzone rende esplicito quello che tentavo di dire io, e lo dice perciò infinitamente  meglio. 

A questa strofa segue una litania di richiesta Come Stai? Aperta, senza pregiudizi, senza invadenza, con accorato interesse sincero, con cura e ascolto. Madame sinceramente chiede alle ragazze e ai ragazzi che le si affidano Come Stai? Lo faceva già tre anni fa durante il tour come abbiamo ricordato. Lo faceva e lo fa sui suoi canali social. 

E’ molto istruttivo seguirne i canali social. L’esplosione di commenti e di dichiarazioni di disagio che trovano carezza e linimento in questa canzone e nelle altre è tutt’altro che sorprendente. Scrivo a meno di ventiquattr’ore dall’uscita dell’album e i commenti sono già centinaia e migliaia e tutti sinceri e dolorosi. 

“Fa riflettere quando senti”, si lo fa. 

Francesca non ha letto invano i suoi Lingiardi, non ha cercato invano nei classici della letteratura e della musica, le radici su cui innestare questa nuova filosofia.

Madame conquista la fiducia dei suoi fan, perché è sincera, non si nasconde. Riconosce, sa di non essere un esempio sul piedistallo. Porta sul tavolo della cena conviviale con i suoi fan il pane della sofferenza, impastato con la stessa loro farina.

In due anni non ho partorito un pezzo, sai
Sono stata in un ricovero per settimane
E non mi alzo se non con gli psicofarmaci
È più facile accettare una sconfitta di una
Vittoriosa fine che non mi soddisfa, in fondo
Non mi rifaccio le tette e neanche il viso, ho
Solo accettato a fatica il mio destino e
Tutti vogliono quello a cui non arrivano, eh

Da lei, si, da lei che non si maschera dietro un filtro, si, da lei sentono quella voce che fa Come Stai?

No signori, non è solo intrattenimento.

Con Mai Più continua l’aperta e sfrontata invettiva verso il sistema della musica. Un lungo dissing contro qualcuno ben definito, sembra, e contro una specifica rivista. Anche se i riferimenti appaiono proprio evidenti, Madame stessa in un’intervista ha allargato il discorso come dicevamo prima: “Sono cose che capitano perché i metodi di lavoro non sono uguali e le persone hanno anche esigenze diverse. Era solo un espediente per parlare di cose molto più grandi: di ingiustizie, anche al di là della musica.”

Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
In cui pensavi a tutto tranne che all’inganno
In cui pensavi tutto in fondo stesse andando
Salvati ora o non puoi più, bebe, più, bebe

Ancora un accorato appello, a salvarsi, finché si può, finché si è in tempo. 

Non possiamo non pensare ad Angelina Mango, a Sangiovanni, il fratellino, allo stesso Olly che rinuncia all’Euro Song Festival, a tutti quelli che si sottraggono ai meccanismi della competizione eccessiva e sfrenata, senza regole, senza rispetto, per sé e per gli altri.

Ho sbagliato tutto a fare il festival, dicevi
Ma ti ci aggrappi coi denti, perché muove le classifiche
Mi chiudo in studio e guardo da lontano
Per me la finzione finisce dove c’è inganno
Ho finto anch’io di cantare prima di farlo
Ho finto anch’io di essere qualcun altro
Ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Guarda dietro le quinte, con me non serve il sipario
Io rompo la quarta parete e ti cado in braccio

Questa è la via. Basta finzione, basta pezzi fatti col nastro trasportatore in cerca di una hit.

Emblematico il finale di questa canzone, quando smette la musica e resta solo la voce e l’anima.

Con le mani a tenere il ritmo, Madame continua la sua esortazione, la sua proposta di salvezza…

Okay
Ehi, potrei farlo anche con le mani
Si salvi chi non ne può più, bebe, più, bebe
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell’abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe
un danno

Ascoltano Madame i nostri ragazzi e le nostre ragazze e imparano a non cadere più in quell’abbraccio che forse ti sta strozzando.

Cosa vogliamo chiedere ancora a una giovane poetessa?

Una canzone in cui Madame (con Bias, ovviamente, come in tutto il disco) lascia più spazio al canto, alla costruzione di una melodia è Non Tradire.

In questa canzone struggente e lenta come una ballad non c’è spazio per la rabbia, per l’invettiva, nessun dissing. Madame qui lascia spazio alla disarmante sofferenza d’amore. Alla dolorosa presa di coscienza che non è dato per certo che “a nullo amato amar perdona”, che i flussi dei sentimenti non corrono sempre in fase nei due versi, che può anche essere solo una questione di tempi che non coincidono (Panella docet: Lei mi amò, tu l’amasti, io no, i tempi non coincisero).

Io mesi che parlo poco e
Se parlo me ne vergogno
E non fa per me tenermi dentro tutto
Non fa per me

La nuova consapevolezza non lascia liberi di lasciarsi andare. La paura è forte, la richiesta è accorata:

Non mi tradire
Non lo posso superare
Un altro temporale, tu
Non mi mentire
Che non ti posso controllare
Se mi ami tu non me lo fare

Davvero si rischia forte a mettere la propria vita nelle mani di un altro. Una fragilità strutturale, costituzionale, che cerca – invano? – cura e ricucitura nell’altro. Un gioco al massacro…

Non ho difese, sono a petto nudo
Davanti ad una parete di spine
Tu non mi spingere, tu non mi spingere
Ho perso il filo che mi ricuciva

Fino a che, finalmente, non si troverà il proprio porto…

Arriverà una storia nuova

Sempre in tema d’amore, un’altra vicenda si fa largo con la traccia No Pressure. 

Ancora una ballad, per raccontare quegli amori che girano girano, finiscono, ricominciano e in realtà non finiscono mai.

Ci orbitiamo intorno da anni
Due radar satellitari
Non so come farmi avanti

Eppure insieme non si può stare

Mi stanno stretti i doveri, le mode
Gli algoritmi e le catene, i confini del mondo
Devo scappare da te

Ma neppure lontani

Da mesi ti penso
Ma da te non prende, chiamami poi
Fai il giro del mondo
E io ti rincorro
Fermati ora

Non importa se nel frattempo il cuore cerchi altre case, altre stanze dove sentirsi a casa.

No, baby, no pressure
A lui ho già detto tutto di noi

…

Ora anche tu hai il tipo nuovo
E ci amiamo, spiegami come
L’amore va oltre l’amore

…

Io voglio farti ridere sempre
Ai confini dell’universo
Io te e il tempo che ci resta

Il primo featuring di questo disco è con Marracash. Volevo capire.

Dal punto di vista della canzone si tratta di un altro passo avanti: non è il solito featuring del mondo rap o trap, con un ospite che aggiunge delle barre a sentimento. Si tratta di un vero e proprio dialogo, un contrasto neostilnovista. 

La giovane Madame espone i suoi dubbi, i suoi tormenti, che l’hanno portata all’incertezza, al ricovero, alla afasia paralizzante. 

Volevo capire chi mi amasse davvero
Volevo capire quanto contano i soldi
Volevo sapere se valessi qualcosa
Volevo capire io davvero chi fossi
Volevo sapere tutta la verità
Volevo capire quanto contano i sogni
Volevo sapere se valessi qualcosa
Senza amore, senza status, senza i miei soldi

Marracash, racconta di sé, della sua vita, del suo percorso, le indica la via che approda al Disincanto. 

Il fratello maggiore che insegna alla sorella come fare per trovare l’equilibrio.

Sono ricco, ho riconoscenza
So chi sono con, chi sono senza
Non si dimentica
L’hai fatto per sopravvivenza
tipo mia madre che rubava cibo dalla mensa
Ero un impostore, mi sono imposto re
Solo con sudore, lacrime e sangue
Perché ho portato la croce in spalla è che
Ora il mio Cristo piange, diamante

Anche questa canzone, accattivante nella sua insistenza ritmica delle domande, rassicurante nella profondità delle risposte, completa il ragionamento che unisce le fila di questo progetto unitario e omogeneo, come dicevamo. 

Un manuale di sopravvivenza, curato da chi ha rischiato di non sopravvivere.

Tra le altre canzoni dell’album troviamo Invidiosa.

La canzone della dipendenza emotiva, dell’invidia della capacità di stare al mondo senza dubbi, senza angosce e ansie, della capacità – altrui – di imporre al mondo il proprio punto di vista. 

Altre carezze, altri riconoscimenti e incoraggiamenti per tutte quelle ragazze che si sentono dominate e invidiose, anche dentro una relazione.

A proposito di amore, la penultima canzone dell’album è un’altra sorpresa.

La persona peggiore del mondo è la storia d’amore mai raccontata, eppure molto vissuta, molto subita. 

Il percorso terapeutico del Disincanto non può dimenticare quelle relazioni insostenibili come quelle raccontate da Milan Kundera nel suo più noto romanzo, in particolare quella di Tereza. Quelle relazioni in cui uno dei due poli si aggrappa totalmente all’altro, fa dipendere dall’altro la propria vita e la propria felicità. Addebita all’altro la responsabilità di tenere in piedi la propria felicità, proprio come faceva Tereza nell’Insostenibile leggerezza dell’essere.

Quelle relazioni in cui il senso di colpa indotto, impedisce di pensare a se stessi e restare diventa un servizio di supporto e sostegno.

A queste relazioni Madame dice basta. Non più.

Sarò la persona peggiore del mondo
Ma non mi sacrificherò questa volta

Al tempo stesso, questa assunzione di responsabilità verso se stessi, può diventare l’occasione di crescita anche per l’altra parte che potrà imparare ad affrontare la vita senza il vittimismo che la protegge.

Ora sei in bilico sul mio patibolo
Non puoi capire, sono libera, fuori pericolo
Non puoi gridare, non capiranno che cosa dici
Ma ora puoi sentire cos’è il brivido
Ti piace sì o no? Non hai capito chi sono
Non hai capito che voglio
Non hai capito che il mondo non è a misura d’uomo
Di un uomo come te

Così Madame mette ancora una volta in chiaro cosa aspettarsi da un amore, da una relazione, e invita i suoi amati fan al Disincanto, anche in questo delicatissimo cruciale frangente.

Nel disco si prende spazio anche un’isola anarchica e dissacrante.

Puttana Svizzera è l’altro featuring del disco. 

Madame dopo aver rappresentato se stessa come una puttana svizzera, appunto, lascia a Nerissima Serpe, Papa V e 6occia lo spazio per le loro espressioni. Ognuno fa se stesso, in una esplosione di volgarità liberatoria e senza freni, ognuno porta un pezzo di puzzle al disegno complessivo del Disincanto come meta, mentre tutto gira, non a caso come la Ruota della Fortuna, intorno a questa strofa di Madame, che svela il gioco e invita ancora al Disincanto, a dire quello che gira, a essere in ogni caso più sicura.

Sono una festa senza musica
Da quando è passato l’incanto
Di quello che ho ottenuto frega un cazzo
Di quello che non ho mi vanto
Voglio vederti più sicura
Che tanto la fortuna gira
Tutta questa gente simula
Tu dimmi quello che ti gira

L’analisi di Madame si allarga con il brano Allucinazioni. 

La sua generazione vive un dolore sconfinato e non si capisce fino in fondo perché. Va indagata questa situazione, va ricercato il fonte battesimale da cui proviene questo dolore. Guardando dentro se stessa scopre una intricata e avviluppata serie di fili e di nodi che legano il suo sangue al suo stesso sangue, la mamma. 

Ancora un punto di contatto con l’operazione verità di Alcide Pierantozzi con Lo Sbilico: la mamma.

In una lettera aperta, sincera e disincantata alla mamma, quasi più recitata che cantata, che ovviamente diventa la mamma archetipo, la mamma per tutte e tutti i fan che ascoltano e affrontano, Madame mette a nudo le difficoltà, le gelosie, i conflitti che si sviluppano nella relazione più primordiale che ci sia.

Dal dolore della madre, dalla sua rancorosa sete di rivalsa, nasce il dolore dei figli, dalla sua infelicità, nasce la loro infelicità. 

E non sorprende più che sia Madame, la figlia, a svelare il gioco alla madre, a rovesciare il paradigma.

Ti riempi la testa di convinzioni
E da fuori sembra vittimismo
Ma da dentro allucinazioni

Non è vera infelicità, sono allucinazioni, sono riflessi condizionati di desideri rinunciati, sono convinzioni, non sono verità.

Ma quando sei infelice diventi cattiva
Non essere invidiosa della loro vita
Non essere gelosa di chi gli sta a fianco
Sfila dalle costole la spina
E prova a benedire chi stai diventando
So che di anni ne sono passati
E le ansie stanno cementando
Ma torna l’Aisha che sei sempre stata
Perché il tempo passa e non lo stai sfruttando

Tocca ancora alla figlia indicare la via del Disincanto alla madre che si avvoltola nelle spine della sua vana gelosia, della sua inutile invidia – Prova a benedire chi stai diventando…

Sono allucinazioni, non è la verità
Vuoi le trasfusioni di felicità
E mi scuserai solo se mi ami
Quando coglierai ciò che hai seminato

Diventa imperativo, diventa impegnativo il monito finale, l’assunzione di responsabilità che la figlia – tutte le figlie – chiede alla madre – a tutte le madri.

Abbandona chi non ti vuole
Chi cerchi per non stare sola
Lascia questo mondo da eroe
Lasciami un esempio migliore

Lasciami un esempio migliore. Mai prima d’ora il ruolo della madre era stato definito con questa chiarezza in una canzone, mai prima d’ora avevo sentito una tale sfrontatezza consapevole e matura indicare il dovere e la responsabilità alla generazione dei genitori, alla nostra generazione.

Il disagio comunque esiste e in questo disco viene rappresentato in molti momenti. 

Due canzoni in particolare ne affrontano le caratteristiche. 

La prima è Bestia.

Bestia è il mostriciattolo – così lo ha definito Madame stessa in un’intervista a Cosmopolitan – che a volte si impadronisce di noi e agisce per conto nostro e ci fa dire, fare, urlare, sbagliare. La lucidità di Madame e il percorso compiuto, le consentono di riconoscere che la Bestia non è una forma demoniaca esterna. Non siamo posseduti. Siamo noi stessi il mostro che ci abita, che usa la nostra voce, che muove le nostre mani.

Vorrei che finisse qua
Ma tu sai fare la mia voce
Sai muovere le mie mani
Forse tu mi abiti già

…

Esci dalla mia carne
Ti prego, non voglio impazzire per te, morire di te
Rinchiudermi dentro la morsa tua, bestia
Stai sgretolando il mio mondo con i tuoi incantesimi
Sei, il demonio sei, sono mia
Il demonio sei, sono

Occorre, pertanto, aiuto. nessuno si salva da solo.

Madame chiude magistralmente il disco con un altro momento verità, con un’altra rappresentazione sincera e senza veli.

La canzone che chiude l’album si chiama Grazie.

Un altro recitativo quasi, che mette in scena una seduta di psicoterapia. Ancora una indicazione, un’ancora di salvataggio.

Con queste due canzoni, Madame dice alle ragazze e ai ragazzi che la seguono, di non temere la sofferenza, di riconoscerla, di comprenderne la natura e l’identità, ricorrendo all’aiuto specialistico, senza vergogna, senza pudore, senza inutile paura. 

Non è vergognoso stare male, non è vergognoso chiedere aiuto.

Il guizzo finale con cui chiude l’ultima canzone e l’album è il sigillo finale su tutta l’operazione soccorso e salvataggio che questo disco rappresenta.

Compiendo il percorso che approda al Disincanto, nel confronto con lo psicoterapeuta che ascolta e chiede, Madame ha raggiunto una consapevolezza definitiva:

Paragonata al mondo la mia vita è straordinaria

La vita di tutti è straordinaria, se solo se ne sa cogliere il senso, se solo si raggiunge la meta del Disincanto.

A questo punto non resta che la forma di rispetto massima verso se stessi e gli altri, la gratitudine. 

Si può quindi dire Grazie, semplicemente Grazie, come si fa dopo ogni seduta psicoterapeutica.

Se volete, continuate pure a chiamarla musica rap, trap, urban o pop, a me pare che sia vita vissuta, carne dolente e risanata, spirito ricucito, poesia e Disincanto.

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