Nonne e Picciridde. Recensione di Picciridda (il film, non il libro)

Ogni anno a Luglio a Siracusa le vie e le piazze di Ortigia si riempiono di cinema. Ortigia Film Festival.

Ogni anno scopriamo qualcosa, un film, un attore, un regista.

Nell’estate del 2019 abbiamo scoperto l’opera prima di Paolo Licata “Picciridda, Con i piedi nella sabbia”, tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello.

Dopo la solita ressa per accaparrarsi le poche scomode seggiole della platea improvvisata in piazza Minerva, appena è partita la proiezione siamo rimasti subito incollati alla sedia, sguardo allo schermo, e cuore in altalena.

La piccola Marta Castiglia ci ha rapiti e siamo diventati tutti la picciridda, abbandonata, malcurata, incredula e sconvolta dal male che si trovava nascosto già nelle pieghe della sua serenità infantile, interrotta troppo presto.

Tutti abbiamo odiato, amato e di nuovo odiato, e, infine, amato Nonna Maria.

Una magistrale Lucia Sardo, che qui raggiunge la concentrazione che forse ha sempre cercato. La sua maschera teatrale si impietra nel volto doloroso e scontroso, che sa mostrare amore solo con la frettolosa e mal spiegata cura materiale. Come se mettesse tutta la dolcezza solo nelle pietose cure che dedica alla composizione e alla vestizione dei trapassati.

Perché la dolcezza è dolorosa, è pesante, è una risorsa scarsa e va riservata al momento in cui più alto è il bisogno di pietà. Nonna Maria sa che non la si può sprecare nelle mizzigghie che servirebbero alla picciridda, (ma forse più a lei stessa).

Dai tanti segreti irrisolti della famiglia e del paese si capisce che tante pagliuzze hanno costruito quelle rughe di Nonna Maria.

Lucia Sardo le riempie tutte, le mostra con una sapienza di altre stagioni. La sua interpretazione è asciutta, eduardiana. Come il grande Eduardo, Lucia recita anche quando è di spalle, quando non le vediamo il volto affaticato da tanta vita, preoccupazione, paura.

Ho amato tanto le precedenti interpretazioni di Lucia Sardo, per esempio un’altra opera prima di G.P. Cugno “Salvatore. Questa è la vita”. Anche perché nei suoi personaggi ho riconosciuto più volte mia nonna (per tanti, troppi e ovvi motivi personali). All’apprezzamento artistico si è aggiunto sempre un quid di affetto parentale, che forse non mi ha permesso fino in fondo di coglierne la grandezza.

Questa volta no.

Fin dalla prima scena ho dimenticato la mia di nonna ed ho seguito la trama sul volto di questo straordinario personaggio e di questa straordinaria interpretazione.

Un solo grande doloroso rammarico.

Avevamo parlato con la cugina con cui condivido la nonna, del libro (che non ho particolarmente amato). Avevamo parlato del film che stavano girando con Lucia Sardo.

Non siamo arrivati a vederlo insieme.

Non potremo organizzarci per rivederlo ora che uscirà finalmente al cinema il 5 marzo.

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