Se ti libererai dai tuoi pregiudizi potrai vedere anche una Tigre a Noto

Da ragazzo mi capitava di sostare in un angolo di una via affollata e divertirmi a carpire da espressioni del viso, movimenti, brandelli di conversazioni, abiti, elementi utili a ricostruire storie inventate per ciascuno dei passanti di quella via.

Dopo qualche anno, imparai che era una delle manie del Michele Apicella di Bianca.

Imparai però anche che questa abilità era stata molto sviluppata da uno degli ultimi intellettuali di Sicilia. Leonardo Sciascia, che dalla sua provincia, attraverso lo studio delle sudate carte, senza muoversi, aveva ricostruito, tra gli altri, le vicende della scomparsa di Majorana, e aveva rintracciato la vera figura di Aldo Moro tra le righe delle sue ultime miscreditate lettere.

Sia che costituisca un passatempo autonarrativo, sia che rappresenti una mania pericolosa, questa abilità di fatto si nutre di pregiudizi, sui pregiudizi costruisce la sua creatività.

Ma se si vuol farne un arnese professionale, come Sciascia, questa abilità è molto difficile da sviluppare e gestire. Occorre imparare profondamente l’arte del riconoscere i pregiudizi ed evitarli con cura e attenzione (anche maniacale).

I pregiudizi però, perlopiù, compaiono a tranello ad ogni angolo di via.

Il senatore Pillon, per esempio, nei giorni scorsi ha pestato una gigantesca merda.

In uno dei suoi (vani) tentativi di esprimere un’opinione di buon senso ha teorizzato una distribuzione di inclinazioni e competenze per genere, riservando alla donne inclinazioni e competenze finalizzate all’accudimento…

Per mia fortuna, questa infausta uscita di Pillon mi ha raggiunto mentre mi godevo la lettura dell’ultimo romanzo di Simona Lo Iacono, La tigre di Noto, edito da Neri Pozza.

Lo Iacono l’ho conosciuta con Effatà, e da allora ne ho potuto apprezzare la cura e l’attenzione con cui studia le sue sudate carte e ricostruisce da piccoli particolari sfuggiti all’oblio, storie emozionanti e affascinanti, strappando al buio personaggi che non avremmo altrimenti conosciuto.

Simona Lo Iacono è una giudice rigorosa e apprezzata. Ha, quindi, professionalmente sviluppato la capacità di riconoscere i pregiudizi (soprattutto i propri) e non lasciarsi condizionare da essi.

Di questa sua abilità ha approfittato per sviluppare la sua lunga sequenza di storie ricostruite, come quest’ultima della Tigre di Noto.

La Tigre di Noto è Marianna Ciccone, nata a Noto sul finire dell’Ottocento, e diventata fisica spettrometrica di rilievo internazionale, a dispetto di tutti i pregiudizi della sua famiglia e della sua città.

Il suo ostinato amore per la scienza e per i libri la renderà protagonista anche di una sua meritoria opera eroica. Mentre il suo amore per la vita e per l’umanità, tutta e senza distinzioni, le regalerà una maternità unica.

Simona Lo Iacono raccoglie i pochi indizi, le poche foto esistenti, gli scarsi ricordi tramandati e con evidente affetto, ce ne racconta una storia, fatta di incomprensioni familiari, di governanti magiche, di occhi disparati in cerca della luce, di sotterfugi, di viaggi, di asprezze, di amori nascosti per primi a se stessi, di università bolse ed ingessate, di tedeschi e di ebrei, di bombe e di guerre, di scienza, di ricerca, di cura, di amore.

La scrittura è felice, si adatta alla luce delle singole scene. Ci porta nel buio notturno di una biblioteca, sui binari della ferrovia, tra le vie di una Roma non usuale, nelle case e nei campi di una Pisa in guerra, tra le nevi dell’Europa Centrale.

La figura che si staglia da queste pagine è una tigre sì, ma è anche interamente donna, capace di grande rispetto per tutti (soprattutto per se), capace di grande dedizione scientifica, capace di grande cura, di accudimento. Tutto insieme, naturalmente, come ovviamente la natura consente, frantumando già nel secolo scorso, tutti i vani pregiudizi.

Basterebbe solo qualche pagina di questa storia per frantumare i vani (e colpevoli) pregiudizi di Pillon.

Al tempo di Effatà, ebbi l’onore ed il piacere di partecipare ad una suggestiva presentazione del libro ad Avola, con la partecipazione della meritoria Associazione I Superabili, che, quotidianamente, frantuma pregiudizi sulla disabilità.

Sabato 29 maggio la mia fortuna ha messo a segno un altro colpo.

Nella cornice un po’ messicana del Chiostro dei Cappuccini a Siracusa ho assistito alla presentazione di questo libro.

L’estate scorsa, improvvisamente, si alzò un dibattito cocente tra chi sosteneva la validità delle presentazioni dei libri e chi avanzava sostenuti pregiudizi sulla loro utilità.

La presentazione di sabato sera frantuma tutti quei pregiudizi emersi in quel dibattito.

La voce narrante dell’autrice, in un mosaico di foto, di musica, di danza, di pupi, palloncini, e teatralità, ci racconta, meglio, ci fa rivivere la prima parte del romanzo in pienezza di sensi e di bellezza. Ci alletta, ci fa gustare il sapore di questa storia. Poi ci rimanda alla lettura.

Forse non abbiamo ascoltato l’autrice rispondere cosa pensa della pace nel mondo, o come giudica i social, ma sicuramente abbiamo piena contezza di cosa aspettarci leggendo questo ultimo intrigante romanzo di Simona Lo Iacono. Senza pregiudizi.

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri

1 pensiero su “Se ti libererai dai tuoi pregiudizi potrai vedere anche una Tigre a Noto

  1. Grazie . Lo leggerò con molto piacere , ho già la copia prenotata . Come vedi seguo sempre la tua rubrica .

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