Appetiti e desideri – Ritratto dell’artista (cala!) da senior (nella sala da barba)

Je so’ pazzo je so’ pazzo
e vogl’essere chi vogl’io
ascite fora d’a casa mia

Una delle cose che le restrizioni mi hanno prima impedito, poi almeno sconsigliato, è stata la regolare visita al mio barbiere di provincia. Mi mancava la colonna sonora della sala da barba ad un passo dalla grande piazza del paese..

Il barbiere, cultore di musica, di cui vi ho già raccontato negli anni scorsi, con la irrefrenabile passione per il primo Pino Daniele.

Aprire la porta della Sala da Barba e chiedere “Si può?” mentre a Pino gli si ’ntosta ‘a nervatura, è stato emozionante, è stato un segno importante di ripresa per me.

Peraltro, come i più attenti avranno notato nel post del 22 ottobre 2020, al mio look ho aggiunto la barba, dando più senso ancora alla sua dimensione di barbiere, sala da barba, appunto.

Nel mio immaginario, Gingolph ha sempre avuto la barba bianca e fluente, ma Giuseppe non poteva rispondere a queste caratteristiche. L’incanutimento quasi completo di questi mesi, mi ha permesso di far assomigliare di più la mia immagine reale al ritratto del personaggio che coltivo da tempo.

Il barbiere di provincia, di sani principi e custode di regole etiche sul parrucco, appena mi ha visto, si è messo le mani tra i capelli (appunto).

Liberata la sala da tutti gli avventori, si è dedicato all’impresa con affetto, cura e partecipazione.

Please be careful is never careful
Till it hears the gun
She will always pay the bills
For the having big fun

Mentre mi accomodavo (come su di un trono) sulla poltrona reclinabile della sala da barba, i Prefab Sprout si accingevano a cantare la loro Appetite.

Infatti, il mago delle forbici, da qualche tempo, già prima delle restrizioni pandemiche, tende ad allontanarsi dalla sua monomania su Pino Daniele, integrando con altra musica, sempre selezionata, sempre di qualità, nelle playlist che prepara per i suoi turni di maestranza artigianale.

Then I think I’ll name you after me
I think I’ll call you appetite

Quando ero piccolo sentivo più spesso usare questa parola, appetito. Sempre legata al cibo, e spesso declinata in negativo, come mancanza di appetito, che causava il rifiuto delle doppie, triple pietanze che nonne e mamma offrivano alla mia necessità di crescere.

Appetito e desiderio sono elementi comuni a tutte le fasi della vita, con declinazione diversa nelle varie fasi della vita, in funzione dell’età e dell’ambiente esterno.

Questi mesi di pandemia hanno inciso profondamente sui miei appetiti, sui miei desideri. Sono più netto sulle scelte, sono più determinato. Ho più consapevolezza di ciò che mi appittitta e di ciò che non mi appittitta più.

Certe uscite, ad esempio, che facevamo prima, certi posti dove andavamo a mangiare prima, certe occasioni che si rivelavano più noiose del previsto, non so più se avrò ancora la forza di sostenerle, arrendevolmente e passivamente.

In alcune di queste occasioni meglio tornare a casa, ritrovare la dimensione domestica, abiti comodi, fuggire con la fantasia dalla ristretta realtà.

Puorteme a casa mia
Addo cresce tutte cose senza parlà
Puorteme a casa mia
Nun me fà cchiù girà
E po appicciammo ‘o fuoco
Chiudimmo ‘a porta pe’ nun ‘o fà stutà

Intanto, Pino Daniele era tornato nella playlist.

Come il nuotatore inesperto che non vuole lasciare la riva per troppo tempo, il mio barbiere musicofilo torna a Pino dopo ogni bracciata verso il largo.

This is not America, sha la la la la
A little piece of you
The little peace in me
Will die
[This is not a miracle] For this is not America

David Bowie, che di desideri si intendeva alquanto, si insinua in questo viaggio a ricordarmi che non esistono terre promesse, che Lamerica, come la chiamavano in un altro film, è un miraggio, non è un miracolo.

Non è altrove ciò che desideriamo.
Dipende dal nostro corale impegno se il nostro Paese diventerà il paese dei desideri, o solo degli appetiti.

E te sento quanno scinne ‘e scale
‘E corza senza guarda’
E te veco tutt’e juorne
Ca ridenno vaje a fatica’

Torna Pino e con lui torno ad una stagione ad un desiderio non consumato, ad antiche scale, ad un appetito insoddisfatto. Ad un’attesa di futuro, ad un’ipotesi scartata.

Ooh, ah, party
Ooh, ah, party
Ooh, ah, party
Ooh, ah, party
Do you want to go party
We’ll get funky there, party
Drink a little wine, party
Have a funky time, party

Ma guarda cosa ti va a scovare un barbiere di provincia che ama lavorare in mezzo alla buona musica?

Kc & The Sunshine Band.

Mi ritrovo subito in una grotta estiva, addobbata a festa, insieme al mio amico di allora, dee jay inventati per una discoteca inventata. Luci stroboscopiche, amplificazione adeguata e tanta gente con il desiderio solo di ballare e di fare festa (Party!).

Allora, il mio amico ed io non ballavamo, non potevamo, eravamo l’ossatura su cui poggiava la festa di tutti. Ma ci piaceva tanto e ci bastava vedere gli altri ballare e divertirsi, comunque, con noi.

Tutti desideriamo tornare a ballare, dopo questi mesi difficili.

Un piccolo spazietto ce l’ha anche un impossibile desiderio, quello di tornare a vedere ballare al ritmo della Sunshine Band, i miei genitori come in quella sfrenata ultima estate.

Quando mia mamma diventava preda del demone del ballo, si levava le scarpe e, inorgoglita da questa trasgressione, dionisiacamente soddisfaceva il suo desiderio di ballare, liberamente, fuori dagli schemi, dai passi rigidi delle figure, che comunque conosceva bene. Shake your booty, come cantava sempre la Sunshine Band.

But have you seen my shoes, honey?
Have you seen my shoes, honey?
Have you seen my shoes, honey?
Have you seen my shoes, honey?

Pino Daniele ritorna ancora per farci rimettere i piedi a terra, anzi dentro le scarpe.
I desideri, i sogni, i ricordi sognanti richiedono i piedi liberi, non costretti dentro le scarpe.
La realtà necessita di scarpe chiuse, comode, con cui attraversare strade e ponti, con cui salire su treni, navi o aerei, con cui salire le scale che ci aspettano.

One empty place,
at the table for two,
our agent in Rome
a cafe rendezvous

Appetiti o desideri? Realtà o fantasia?

L’alternanza tra Pino e il resto del mondo voluta dalle forbici danzanti, vede avanzare un’altra scoperta adolescente, Matt Bianco, a chiedermi da che parte sto (Whose side are you on?)

Mark Reilly, Basia Trzetrzelewska, e Danny White, con il loro pigro jazz di facilissimo ascolto, mi insegnarono a cercare il jazz, quello vero, nella musica.

Un desiderio che ha fatto da motore a trazione posteriore nella mia vita. Mi ha sospinto, facendomi rischiare di sbandare, ma non si è fermato mai.

Stavo uscendo dal salone, sentendomi una spia della II Guerra Mondiale, sfinita dai doppi giochi della memoria, come nel video dei Matt Bianco, quando Pino si è affrettato a venirmi a salutare insieme al mio anfitrione di ricordi e pensieri tricologicamente alimentati.

Passa ‘o tiempo e che fa
Tutto cresce e se ne va
Passa ‘o tiempo e po’ nun vo’ bene cchiù
Voglio ‘o sole
Pe’ m’asciuttà
Voglio n’ora
Pe’ m’arricurdà

Grande accoppiata Pino e il barbiere pop.

Non ho bisogno di spiegare troppo cosa voglio per i miei capelli, ed ora per la mia barba.

Lui lo sa. Turi e Pino lo sanno.

Alleria, pe’ ‘nu mumento te vuò scurdà
Che hai bisogno d’alleria
Quant’e sufferto ‘o ssape sul Dio
E saglie ‘a voglia d’alluccà
Ca nun c’azzicche niente tu
Vulive sulamente da’
Ma l’alleria se ne va

In adolescenza scoprii che la coscienza si rivolgeva al pazzo poeta:

Miser Catulle, desinas ineptire

Fondendo il suono dell’appetito, con la forza irresistibile del desiderio.

Ho sempre sospettato che Catullo si facesse beffe della noiosa coscienza, e continuasse ad ineptire. È a natura, direbbe qualcuno.

La mia natura, la nostra natura, è quella di districarci tra appetiti e desideri. Non rinnegando i primi, non deludendo i secondi, “obdurando“.
Questa forza naturale ci porterà fuori dal tunnel e ci insegnerà a distinguere tra gli uni e gli altri, ci guiderà a cercare in ogni fottuto angolo di questo mondo un po’ di allerìa.

Da quanto tempo desideravo un taglio di capelli così!

Colonna sonora di questo taglio:
Je so’ pazzo
Appetite
Puorteme ‘a casa mia
This is not America
Quanno Chiove
Do you wanna go Party?
Have you seen my shoes?
Whose side are you on?
Allerìa

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