Un fatto dì lagnusìa – Sesso più sesso meno – Mario Fillioley – 66thand2nd

All’università i libri da studiare per ogni materia, erano spesso più di uno ed a volte molto corposi. La mia pigrizia non mi consentiva di dedicare tutte le ore necessarie allo studio approfondito.

Optavo, allora per la seguente procedura:

lettura integrale del libro (come fosse un romanzo, sottlineando, evidenziando, glossando);

seconda lettura durante la quale riscrivevo il libro a mano su fogli A4, ricostruendo processi logici, ragionamenti conseguenti, fortememente memorabili;

ancora una volta sotto effetto di grande pigrizia (vera e propria lagnusìa) mi costringevo a scrivere senza cancellazioni o riscritture, per avere questi fogli puliti e leggibili. Pertanto, mi costringevo a pensare lucidamente, aristotelicamente, ed una volta iniziato un periodo in un modo mi sforzavo di renderlo coerente senza correggere o riscrivere. Strategia di adattamento, di sopravvivenza.

Questi fogli, che chiamavo “Schede” erano in rapporto di 1 ogni 15/20 pagine. I libri riscritti potevano così essere letti anche interamente una volta al giorno, verso l’esame.

Ho sempre pensato che la creatività ha bisogno di costrizioni per sprigionarsi, la metrica dei poeti stilnovisti, la mia lagnusìa nelle schede riduttive.

In questi giorni per la 66thand2nd Mario Fillioley ha pubblicato il suo nuovo libro: Sesso più sesso meno.

Lanciato su Facebook con una serie di post esilaranti, il romanzo è stato presentato giocando sul suo erotismo. Questo gancio probabilmente smuoverà qualche lettore pigro, attratto dal prurito, ma questo lettore pigro si troverà a dover affrontare questioni umane molto più essenziali che pruriginose.

La storia di Peppe e Arianna (e di tutti gli altri personaggi) si sviluppa in una serie di riprese in soggettiva. Possiamo immaginare un palcoscenico immerso nel buio, in cui di volta in volta lo spot illumini uno dei personaggi che viene avanti e con la sua voce propria racconta la sua visione di ciò che accade o è accaduto.

Pirandelliano direte. Non proprio. I fatti raccontati non cambiano radicalmente da un racconto all’altro. Si rivestono della specifica emotività del narrante di turno.

I personaggi che si accavallano sul palco sono tanti (si, si accavallano, ad un certo punto anche una vera e propria cavalla). Mario Fillioley è bravo ad assumere registri differenziati di volta in volta.

Questi personaggi parlano di sesso, come promette il millantatore autore? Si, apparentemente.

In realtà parlano d’amore. Parlano della difficoltà di amare, della difficoltà di essere amati. Di questa centrale e cruciale questione umana, ciascuno dei personaggi ha trovato una declinazione, un accomodamento.

Ognuno di essi rivela un fondo malinconico, un adattamento, una strategia di sopravvivenza.

Il tono generalmente scanzonato, sorridente ed allegro, che pervade il romanzo, scolora in questo beige della malinconia in alcuni snodi.

Il luogo del romanzo è Siracusa, le sue strade, le sue spiagge, la sua indolenza (la sua pigrizia), l’Arenella, la Pillirina. Da questi luoghi prendono i colori i vari linguaggi usati dall’autore. La tinta beige della malinconia l’aggiunge lui, pescandola dal suo vissuto recente, dal suo inaspettato dolore personale.

Ma alla fine cosa resta del titolo, “Sesso più sesso meno”, tradimentoso come il vento del Plemmirio?

La sensazione che una sola cosa ci impedisca di passare dal sesso meno al sesso più, (o meglio all’amare pienamente e consapevolmente) la pigrizia, ‘a lagnusìa, vera e propria caratteristica indigena, che accomuna l’autore del romanzo ed il più modesto autore di questo blog, e la stragrande maggioranza degli abitanti di questo angolo di mondo, che costringe ad ogni forma di creatività per non affrontare la vita di petto, direttamente, dolorosamente.

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