Un’altra tormentosa hit estiva? – Marea – Madame

Comunque non c’è nulla di male a volersi divertire, a voler ballare, a cavalcare il successo, rapido, inaspettato, enorme.

E’ sempre una ragazza che non ha compiuto vent’anni.

Venerdi 4 giugno,  Madame ha aggiunto una nuova prima traccia al suo primo album, “Marea” ed è subito montata la marea delle inutili polemiche di cui non smette di saziarsi la bestia social.

Pezzo caraibico, imitazione di Giusy Ferreri, tormentone latino, furbata per fare soldi, non sa cantare, sbaglia gli accenti, tutti i critici osannanti si sono sbagliati, era la solita bambolina in mano ai produttori spietati e senza scrupoli…

Si sente tutto il tronfio orgoglio di chi non l’aveva capita prima ed oggi può dire che non c’era niente da capire, senza ammettere la miopia, la distrazione, l’incomprensione.

Il suo successo è diventato paradigmatico, era inevitabile che i suoi detrattori fossero prontissimi a cogliere qualche passo falso.

Ma questa canzone è poi davvero il primo tradimento della giovane Francesca? E’ questa insulsa Despacito in salsa vicentina?

Il ritmo della canzone, bollato negativamente come caraibico e latino (quasi fossero termini dispregiativi), è pienamente Samba, come canta lei stessa:

Samba, coi tuoi occhi samba

Il Samba, è una danza afrobrasiliana, con forti connotazioni liturgiche, e che fu storicamente usata per nascondere il proprio credo agli sfruttatori.

Il Samba è il terreno in cui sono germogliati i semi di Vinicius de Moraes, nume tutelare di questo blog sin dalla frase di identificazione.

Il Samba non è una musica spensierata (ripeto che non ci sarebbe nulla di male ad essere spensierati, soprattutto a vent’anni) è un veicolo di comunicazione di nodi intimi, esponendo il corpo, il suo movimento, per non mostrare l’anima e le sue ferite.

Il testo che ha preparato Madame per questo Samba, d’altronde ci lascia presagire che qualcosa di nascosto lo contiene.

Il suo gioco sugli accenti e la sua capacità di farli scivolare, di piegarli ad una espressione più originale, parte sin dall’inizio con il gioco sul futuro ed il deserto:

Sarà, sarà l’oasi in mezzo al Sahara

e continua subito dopo con il verso che chiude con l’inaspettato accento sull’ultima sillaba (solamente sbagliato secondo alcuni) ripetuto due volte per chi non avesse ancora capito:

Sarà un corso d’acqua in salita, salita

Quindi un Samba, che da subito non ci promette sabbie dorate, allegria estiva, stordimento da alcool o droghe, e vuoto dondolarsi. Un Samba nel deserto, alla ricerca di un’oasi, tra la pioggia, le nubi che minacciose arrivano dal mare, difficile come risalire un fiume, quando non sei un salmone.

Le sferzate arrivano tentatrici come baci (Labbra nella carne) che possono diventare morsi. I miei desideri non possono attecchire, non possono crescere (come Fiori nella sabbia).

La violenza dei tocchi mi fa saltare, come se danzassi.

Chiarito il quadro, tutt’altro che da spiaggia di Rimini, Madame continua a raccontarci da dove viene questa marea.

Mama, liberata dal karma
Calipso, fai l’alta marea
A sud nelle tue labbra
Foresta, caligo, marea

Calipso, colei che nasconde, personaggio mitologico che non può essere sconosciuto ad una preparata studentessa che quest’anno farà la maturità, vive nascosta, prigioniera di un incantesimo, un Karma, nell’isola di Ogigia, dove arrivano tanti uomini bellissimi, di cui lei si innamora, ma che poi se ne vanno lasciandola sempre più sola (lo farà anche Ulisse, l’astuto, l’uomo moderno per antonomasia).

Stavolta liberata dal suo incantesimo, muoverà gli elementi, creerà l’alta marea, le basteranno i suoi baci, e l’amato non potrà più lasciare l’isola, prigioniero della foresta, della Caligo, della marea. 

La Caligo, questo termine che unisce i porti di Lisbona e Genova, termine caro a Faber, ispiratore della Francesca non ancora Madame, dal sapore portoghese come il Samba, rappresenta quel fenomeno della nebbia di mare, della foschia che si alza dal mare, che occlude la vista, che non fa più vedere il porto ai naviganti e li disperde nel mare, o, se si trovano sulla terraferma, impedisce loro di avventurarsi nel mare.

Calipso/Madame liberata anche dalla rabbia, potrà essere pienamente quella che sogna di essere, potrà essere l’oggetto del desiderio inseguito e preteso, ma terribile come esercito schierato in battaglia:

Sarò, sarò come non immaginavi
Sarò rose e spine sui fianchi
Sarò ghiaccio е vino, e tremerai, trеmerai

Questa battaglia però non ha un’esito scontato.

Samba, coi tuoi occhi samba
Lividi alle gambe, mani sulla faccia
Santa, nei miei occhi santa
Nei miei tocchi salti, danzi, salta

Compaiono i lividi, le mani non carezzano più, picchiano. La mia intenzione di amare (santa) non è più nei tuoi occhi, è solo nei miei.

La tua danza è reazione, è contrattacco.

Forse questo amore non può aversi. forse questo amore porta con sé dolore e pianto, intrinsecamente. Forse è meglio non averlo questo amore.

Forse è meglio perderlo e non ricercarlo mai, mai, mai.

Resta nei miei sogni, amore, non uscire mai
Resta fantasia e non darmi modo di averti
Resta nei miei incubi quando te ne andrai
E non tornare mai, mai, mai

Madame non sta parlando d’amore qui, non sono le relazioni di coppia che le causano tormento, confusione, stordimento.

Come negli antichi Samba con questa storia tra Calipso e la Caligo, Madame ci nasconde un suo tormento. La marea caliginosa, la tempesta, la foresta buia, la violenza delle onde che la strattonano, è il successo. L’improvviso successo, l’enorme successo che è venuto nella sua Ogigia vicentina a ribaltarle la vita.

Con questo Samba Madame/Calipso chiede agli dei di insegnarle a diffidare del successo, a non farsi travolgere, a non rimanere ferita quando se ne andrà, come Ulisse e gli altri uomini che l’hanno tentata ed illusa.

Chiamatela ancora stupida commerciale hit estiva.

Lo aveva già predetto sempre Madame in Bamboline Boliviane:

Sempre difficile credere a un genio vestito da bambino

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