Si può sciogliere un voto? – I Promessi Sposi Raccontati ai Bambini da Annamaria Piccione – Mondadori

Quando agli inizi di settembre è giunta la notizia della morte di Nino Castelnuovo, ho associato subito la staccionata della pubblicità dell’olio Cuore, e il suo Renzo Tramaglino televisivo del 1967.

Infatti, molti di voi, pensando ai Promessi Sposi, probabilmente penseranno alle lezioni a scuola, o alla parodia televisiva del Trio Marchesini, Solenghi, Lopez.

Io che non temo di mostrare la mia veneranda età, ammetto che il riflesso condizionato istintivo che associo ai Promessi Sposi passa per le immagini in bianco e nero di Nino Castelnuovo e Paola Pitagora.  Non certo nel primo passaggio televisivo degli 8 episodi (non sono poi così venerando), ma in qualche replica successiva che ho visto sempre da bambino.

Quella trasposizione televisiva di Sandro Bolchi, con tutti quei grandi attori impiegati (persino il nostro Salvo Randone come Innominato), per le nostre generazioni ha svolto una funzione narrativa importantissima. Ci ha abituato ai capponi, al curato terrorizzato, alla pudica sposina mancata, alla perfida monaca peccatrice, ai bravi violenti, a frati, a cardinali, a signorotti, ecc.

Il segno indelebile di un tempo in cui le serie tv nascevano in casa nostra e volavano nel mondo a raccontare la nostra storia, il nostro mondo.

Quando li affrontai a scuola i Promessi Sposi non furono l’ennesima materia da sbrigare, ma anzi la scelta di selezionare alcune parti mi lasciò insoddisfatto. Tanto che subito dopo la scuola, comprai una bella edizione rilegata con delle illustrazioni in bianco e nero, e rilessi per intero il romanzo, libero da scadenze e limiti, da vincoli e criteri. Fu una vera goduria. Un romanzo italiano vero. Avventure, personaggi, situazioni che caratterizzano ancora ora il nostro Paese.

A questa seconda lettura è legato anche un ricordo molto personale, che ancora mi emoziona ricordare.

Quando mia mamma si preparava alla mia nascita, come le donne di quel tempo, inconsapevoli ed impreparate, era assalita da mille timori sulla mia sorte, dalle mille cose che pensava potessero andare storte alla mia nascita. In un autunnale momento di paura più grande di altri, fece voto di rinunciare per sempre ad una delle cose che amava di più sgranocchiare in quella stagione, le caldarroste, se nulla avesse ostacolato la mia nascita in salute ed in forza. Poiché sono qui presente ancora, mia mamma rinunciò alle caldarroste da quel momento in poi per sempre. 

Quando rilessi i Promessi Sposi, la vicenda del voto di Lucia, e il suo scioglimento da parte di Fra’ Cristoforo, mi convinsero a tentare di restituire a mia mamma quel piccolo innocente piacere di sgranocchiare caldarroste in autunno. Parlai con lei più volte fino convincerla a parlarne con un prete, nostro amico di famiglia, che finalmente la liberò da quella piccola (inutile) privazione e quell’autunno tornò a profumare di caldarroste anche la nostra cucina.

Alla fine di settembre è arrivata in libreria un’altra prova di talento della nostra scrittrice siracusana Annamaria Piccione. I Promessi Sposi raccontati ai bambini, per la Mondadori. Dopo il grande successo (è stato tradotto anche in esperanto) della Divina Commedia raccontata ai bambini, Piccione si confronta con Manzoni, Don Lisander, come lo chiama lei, all’uso dei cittadini milanesi del diciannovesimo secolo.

Di questo racconto si apprezza subito la scorrevolezza della prosa, la ricercatissima semplicità, lo sforzo di conciliare lo spirito della storia di Renzo e Lucia e i suoi giovani lettori. 

Non deve essere stato un lavoro facile. Una sfida da far scappare molti. Condensare senza tradire lo spirito del romanzo le tante pagine dell’originale in un racconto per bambini/ragazzi di circa 160 pagine (illustrazioni comprese).

Tutti i momenti salienti della vicenda sono trattati con cura ed attenzione, sono raccontati ai nostri bambini con garbo e gentilezza. Tutti i personaggi hanno la giusta dimensione, per meritare l’attenzione dei piccoli lettori. Niente del senso e dello spirito che Manzoni, in tre stesure e decine d’anni, vi aveva trasfuso si è perso in questo regalo alle giovani generazioni del ventunesimo secolo.

Davvero un’operazione imponente nella fatica che avrà richiesto all’autrice, e riuscita nel godimento che i giovani lettori ne trarranno.

Ancora una volta la Mondadori ha messo insieme la penna di Annamaria Piccione ed i pennarelli di Francesc Rovira. La copertina e le illustrazioni di questo libro aggiungono tanto valore ai testi della scrittrice siracusana. La storia dei Promessi Sposi riecheggia molto spagnolismo, nell’ambientazione, nei nomi di alcuni personaggi, nella modalità barocca di gestione del potere che vi è rappresentata. Biscotti per i denti dell’illustre illustratore catalano, che si è trovato a creare le tavole per uno dei libri più amati da suo padre e da lui stesso. 

Rovira, con il suo inconfondibile tratto dai nasi a patatina e dai rossori circonfusi, si diverte a far comparire baffi arricciati e pizzi allungati, cappelli piumati e abiti pomposamente eleganti, sulle strade e sulle rive del lago di Como, tra le vie di Milano, nei conventi e negli arcivescovadi.

Rispetto ai disegni evanescenti del lungo sogno dantesco, qui troviamo colori molto definiti, contrasti più accesi, ambienti e personaggi sono più vivi e più vividi, come la storia richiede.

Nella retrocopertina del libro Rovira si consente un piccolo dono all’amore per i gatti, professato con grande determinazione dall’autrice del libro: un gatto alle prese con una farfalla tra l’erba. Una delle farfalle che svolazzano intorno agli innamorati della copertina, una farfalla gialla come le farfalle gialle che svolazzavano intorno all’innamorato di Cent’anni di Solitudine.

Accanto al gatto, quasi ad assistere su di un maxi schermo all’avventura dei due giovani promessi sposi, un uomo adulto ed un bambino, come potrebbero essere lo stesso Francesc Rovira ed il suo papà, accomunati dalla passione per questo romanzo.

Un libro così straordinario nei testi e nelle illustrazioni non può accontentarsi delle solite presentazioni, paludate ed istituzionali. Così Sabrina della Libreria dei Ragazzi ha convinto Alfredo Mauceri del Teatro dei Pupi, Teatro Alfeo, di via della Giudecca, ad una performance alternativa. 

Sabato pomeriggio e sabato sera, tra i pupi di Orlando (e della Perpetua) e due ispirate attrici, Elisa Maieli e Giulia Lantieri, che hanno recitato alcuni passaggi dalle pagine di questo libro, abbiamo assistito ad un vero e proprio spettacolo. Dove abbiamo appreso da Annamaria Piccione, quanto grande fosse il suo amore ed il suo rispetto per Alessandro Manzoni. Da quanto tempo durasse questo amore. Quanto grande fosse la sua conoscenza del romanzo e dell’autore. Con i tanti aneddoti e curiosità che ci ha raccontato Annamaria Piccione su Manzoni potrebbe scriversi un altro libro. 

Dalla chiacchierata che Piccione ha fatto con Sabrina, abbiamo scoperto in quale pagina e in quale personaggio si è nascosta Annamaria nel suo raccontare dei Promessi Sposi. Annamaria si è accucciata comodamente come un gatto sul sofà, nello spirito indomito, nel coraggio e nella determinazione con cui la barba bianca di Fra’ Cristoforo si sottrae al potere, vi si oppone e lo combatte aspramente, senza cedimenti e senza arretramenti, fino al perdono, l’ultimo inatteso colpo definitivo alla cieca ed ottusa arroganza del potere.

Dice Don Abbondio che se il coraggio uno non ce l’ha, non può mica darselo. Annamaria non ci sta: se uno il coraggio non ce l’ha, deve andarselo a cercare, deve darselo. Come Libero Grassi, come Don Pino Puglisi, per citare alcuni giganti del Pantheon di Annamaria.

La rilettura del romanzo italiano per eccellenza, se pur attraverso il racconto per i bambini di Annamaria Piccione, ci ha fatto ancora una volta scoprirne l’attualità. 

Nei Promessi Sposi si raccontano fenomeni di intreccio tra criminali e potere (anche ecclesiastico) come la mafia che ancora attraversa le nostre strade. Sia durante i tumulti di Milano che durante l’insorgere e lo sviluppo della Peste, si racconta come si orienta la pubblica opinione con fake news e fraintendimenti voluti, chiarendo plasticamente che i social network non sono la causa, ma il veicolo moderno, attraverso cui questo tipo di contagio avviene oggi. Don Abbondio ci racconta che la paura di chi subisce è il miglior alimento per la forza di chi opprime. Fra’ Cristoforo e il Cardinal Borromeo ci raccontano che il coraggio e la misericordia possono sventare ogni potere. 

L’operazione di Annamaria Piccione, corroborata dalle illustrazioni di Francesc Rovira, come lo sceneggiato di Bolchi con Nino Castelnuovo fece per la nostra generazione, consente di raccontare ai nostri bambini, senza aspettare le scuole superiori, quali sono i pericoli di questo mondo, quali sono le trappole, e quali le scorciatoie e i rimedi. Si potranno formare un embrione di coscienza civile già dalla tenera età, che svilupperanno crescendo.

Così sapranno per tempo come va il mondo, o, almeno, come andava il mondo nel seicento…

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