Unico indizio un nome di battesimo – Stirpe e vergogna di Michela Marzano – Rizzoli

Anch’io, come Michela Marzano, nascondo un segreto anagrafico. Quando sono nato, nella concitazione del momento, mia mamma e mio papà elaborarono un bouquet di nomi significanti: il nonno si chiamava Giuseppe, e quello fu il primo nome; sono nato nel giorno di Santa Vittoria, e Vittorio fu il secondo nome; era l’antivigilia di Natale, ci voleva un nome che ricordasse la Natività, fu scelto quello che significa “vien nel nome del Signore”, Emanuele.

Nessuno dei due pensò al risultato finale, virgole o non virgole: Giuseppe, Vittorio, Emanuele.

Con il risultato che oggi che l’anagrafe ha fatto cadere i nomi dopo la virgola, sono solo Giuseppe, ma per qualche amministrazione (l’Università per esempio, nel diploma di laurea) posso risultare Giuseppe Vittorio Emanuele, con apparente nostalgia monarchica.

Nel bellissimo libro appena pubblicato per Rizzoli da Michela Marzano, “Stirpe e Vergogna”, proprio all’inizio del suo viaggio introspettivo nella memoria propria e della sua famiglia, parte dalla scoperta di nomi anagrafici particolari per se e per il padre. Quest’ultimo annovera un imbarazzante Benito, quale ultimo nome registrato. Più imbarazzante del mio Vittorio Emanuele, per contesto temporale e per contesto sociale e politico delle famiglie.

Marzano da questa scoperta avvia un percorso doloroso ed intimo di riscoperta dei tratti caratterizzanti la sua famiglia, in particolare del nonno Arturo, del suo passato fascista, a cui nessuno in famiglia fa cenno.

Percorsi emotivi e politici al tempo stesso, che potrebbero spiegare il malessere che accompagna Michela, e, rappresentativamente, il malessere che ancora accompagna il Paese.

Michela Marzano è una filosofa, una professoressa di filosofia, vive a Parigi, commentatrice acuta ed arguta dei fatti del nostro paese, la cui simpatia e la cui capacità di raccontare ho potuto apprezzare da vicino, grazie a Clubhouse.

Ogni famiglia ha i suoi segreti, più o meno conservati e custoditi. Anche la mia, certamente. Alcuni li ho vissuti, altri li ho scoperti, alcuni li ho supposti, altri ancora di sicuro li ignoro. Questi segreti fanno ossatura e condizionano, più o meno inconsapevolmente, relazioni familiari e sviluppo personale.

“Il potere distruttivo dei segreti e dei silenzi.”

La politica, per restare al tema principale del libro, è un terreno in cui scivolano alcune volte i segreti familiari. Prima dell’ultimo ventennio, per alcuni, la simpatia, la fedeltà alla destra nostalgica erano cose da non ostentare, da riservare a conversazioni serie, adulte. 

La famiglia di mio papà, per esempio, si caratterizzava per una collocazione da generazioni, popolare e sturziana, potremmo dire di sinistra. Un mio antenato fu fidato braccio destro di un prete sindaco sturziano del suo paese, ancora oggi molto noto ed amato. Quando parlavano di politica in famiglia, notavo sempre il silenzio distaccato di mio papà, che pur divorando libri, giornali e settimanali, sull’argomento non diceva mai nulla. Quando un giorno gli chiesi perché, mi rispose con molta circospezione, che un giorno aveva ricevuto un grosso favore da un politico missino. Da allora la sua coscienza personale, aveva prevalso sulla coscienza politica appresa in famiglia, ed in segreto, senza convinzione ideologica, ma per rispettare un impegno preso, votava sempre MSI.

Ricordo che questa rivelazione mi colpì e molto. Non comprendevo quella sua fedeltà, quella sua rinuncia alla libera espressione. Non comprendevo perché non si fosse ribellato, non avesse preteso la soluzione al problema, secondo il suo diritto, (tale, infatti, era infine il favore ottenuto), senza viverlo come un favore.

Mi condizionò fortemente.

Tornando al libro di Michela (Maria) Marzano, l’indizio del nome di battesimo del papà la costringe ad una impietosa e coraggiosa ricerca della verità. Una verità dolorosa, i cui effetti sono ancora vivi ed impressi negli occhi del padre, e nella sua vita e in quella degli altri familiari.

Il tema della vergogna, caratteristica intrinseca della persona sensibile e intelligente, viene liquidato subito da Marzano, che decide, finalmente, di non provarne più. Il racconto di sé, delle proprie difficoltà, della condizione anche più intima, fino alla mancata maternità, procede spedito senza paraventi. Non si nasconde nulla e non ci nasconde nulla.

Un torrente in piena che trascina tutto fuori, abbatte le pareti della sua casa e mostra a tutti i lettori di che materiale è fatto il dolore che l’ha accompagnata ed ancora l’accompagna. Un esorcismo impudico, ma necessario. Il prezzo da pagare per una profonda ricostruzione di sé. Una vera e propria rinascita.

“Quando non lo si rielabora, il passato ci agisce. Se non si decide di farci i conti, lo si tramanda di generazione in generazione. Quando ci si illude di averlo rimosso, riaffiora. E prima o poi c’è chi, il conto, deve pagarlo.”

La ricerca di questa verità è narrata passo passo, con dettagli e ricercatezza di particolari, diventa il romanzo di questa ricerca. Una singolare telemachia, una tenace ricostruzione di fatti e situazioni, una sensibile immedesimazione psicologica nelle persone, nelle cui vene è già scorso il suo sangue. Con effetti a volte di straniamento e di rigetto, altre volte di comprensione e tenerezza.

“Ecco, sì, per la prima volta percepisco che quella mancanza che mi perseguita, forse, è la stessa che prova mio padre da quel 22 maggio, quando decise che la vita era fatta solo di sconfitte. Nonostante gli sforzi e nonostante il controllo. Nonostante l’illusione di avercela fatta: tanto nessuno ce la fa e il destino, prima o poi, ti porta via tutto.”

Una riconciliazione perigliosa, con se stessa, prima che con i suoi ascendenti. 

Non si tratta di perdono, ma di amore in fondo. 

Come non c’è nulla di cui vergognarsi, non c’è nulla da perdonare. Ci sono situazioni, eventi, persone da comprendere e da amare, anche e soprattutto, quando sono lontane da noi, dalla nostra idea, dalla nostra vita.

“Anche se capire non basta a perdonare. Ma non glielo dico. Tanto non ho bisogno di perdonarlo per amarlo.”

Le vicende raccontate, il contesto storico in cui sono maturate, ci suggeriscono che questa storia della famiglia Marzano di Campi rappresenta emblematicamente la storia del nostro Paese. Il nostro amato Paese, che non ha sofferto il disagio di questa lunga e tenace ricerca della verità, non ha compreso la formazione e l’evoluzione della sua stirpe, non ha superato il peso della sua vergogna, non ha ritrovato l’amore per i padri ed i nonni e per i fratelli,  come, invece, dolorosamente, svergognatamente, ha fatto Michela Marzano.

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