Nuovo anno, stesso barbiere, stessa provincia – Da qui il Quirinale è lontano

Mentre ci accingiamo ad affrontare il secondo Sanremo in ristretta familiare, senza amici, senza confusione e condivisione, sono andato dal mio barbiere di provincia per la prima volta quest’anno.

Quando sono entrato non mi sono potuto subito accomodare, perché, con un carrellino con in cima un becco, stava sanificando, vaporizzando sanificante, su tutta la sala e tutti gli oggetti.

Questa imprevista sosta in piedi ed in zona inconsueta della sala, mi ha permesso di scoprire due poster che non avevo notato prima.

In uno occhieggiano da un muro immaginario, Charlot ed il monello, nella posa ormai arcinota.

L’altro raffigura un giovanissimo De André, in camicia, sbottonata sul petto, che passeggia davanti ad uno sfondo di nuvole barocche.

Il Pantheon del barbiere Turi diventa sempre più interessante.

La colonna sonora era inconsueta. Un’impronta rock, più rock del solito almeno, aleggiava nella sala. Dal Bowie di Changes si passava ai Cure di Boys don’t cry.

Si aggiunsero due o tre brani degli U2, mai ascoltati prima. Mi ha fatto pensare che Turi si aggiorna, ascolta, si informa, e, probabilmente, si è incuriosito alla confessione di Bono sull’imbarazzo provato a riascoltarsi, ed ha voluto verificare personalmente.

Nel frattempo ogni oggetto o strumento che toccava, veniva sanificato prima e dopo, con quel volatile meccanico di prima, che soffia vapore purificante dal becco.

Guardavo di sottecchi i suoi occhi dietro la mascherina e mi sembravano irrimediabilmente più tristi del solito.

Da troppi mesi ormai, quando vengo nella sala, sono l’unico avventore, nessuno più siede sulle poltroncine di attesa, non si sviluppano più quei dibattiti infervorati, sulle politiche cittadine, sui malanni di questo o quel paesano, sulle corna (immancabili), o sulle vicende umane varie e disparate.

Questo silenzio deve affliggere Turi, manca la circolazione delle informazioni, manca la compassione e la solidarietà che animano i salotti dei barbieri da secoli.

In questi giorni di fervore politico quirinalizio, chissà che dibattiti, che proposte, che giudizi, sarebbero rimbalzati dentro la sala da barba. Quanti presidenti sarebbero stati designati o definitivamente trombati, al suono del giudizio popolare?

D’un tratto si fece silenzio davvero. La musica della sua playlist di oggi si era fermata. Sbirciai ancora dallo specchio il suo sguardo dietro la mascherina. Era perso dietro i suoi cupi pensieri, nessun accenno di sorriso.

Poi si accorse del silenzio e si allontanò ad armeggiare con il suo misterioso banco di regia nello sgabuzzino, e partirono le consuete note di Quanno chiove di Pino Daniele. Le origini, home, il porto sicuro di Turi.

Quando tornò ai miei capelli e alla mia barba gli occhi dietro la mascherina sfavillavano di un sorriso pieno.

Dobbiamo tutti tornare alla nostra normalità, alla nostra modalità di condivisione e di vita. Ad ascoltare musica insieme.

Non so quanto potremo resistere ancora…

“…l’acqua t’infonne e va…”

E se eleggessimo Presidente un musicista? (O almeno un barbiere rock?)

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