Iron e Ironia: Odd pairs or False Friends – Niente di vero di Veronica Raimo – Einaudi

Sono sempre stato affascinato dall’ironia, che considero una suprema forma di intelligenza. Nella mia cuginanza sono tanti i cugini che ne sono felicemente dotati.

L’ironia è uno di quei limiti per cui vale ancora la pena applicare la visione cis o trans. Nel senso che finché riesce a restare (cis) al di qua del sarcasmo è intelligente, è forte come l’acciaio. Quando supera (trans) il confine del sarcasmo, perde la sua forza, perde la sua intelligenza e diventa insopportabile.

Ieri sera Drusilla Foer ha mostrato esattamente cosa significa restare cis e non andare trans… Il veloce scambio con la Zanicchi ne è un esempio magistrale.

Una mia cugina ne è dotata più di altri. I suoi racconti dei piccoli o grandi drammi quotidiani, o dei piccoli o grandi traumi infantili o adolescenziali sono esilaranti.

La voce dell’ironia è la voce che si può ascoltare leggendo l’ultimo libro di Veronica Raimo, Niente di Vero.

Veronica Raimo, sorella minore di un fratello ingombrante, proprio come la cugina di cui dicevo, alla quale somiglia pure un po’, attraversa la sua vita, le sue relazioni e con una disarmante apparente sincerità, racconta piccoli o grandi drammi quotidiani, piccoli o grandi traumi infantili e adolescenziali.

Due genitori che sembrano usciti da una delle famiglie raccontate da Franzen, con tic, manie, ossessioni da commedia cinematografica.

Un fratello, più che ingombrante, con un profilo pubblico, fortemente ridimensionato dall’ironica rappresentazione di questo libro.

Una protagonista, che non esita a mettersi a nudo, a rovistare nella memoria, nello strato inconscio della memoria, per raccontarci un profilo di donna che non viene tanto spesso rappresentato.

Raimo ci racconta della sua infanzia, della sua famiglia, del lutto, e della sua difficile elaborazione, del sesso, dell’irrisolto rapporto con il sesso, della difficoltà di esser se stessi in un mondo che richiede altri standard, altre prestazioni. Della difficoltà di gestire le relazioni superando tic, manie e ossessioni.

“È morto mio padre, – dissi.

Non so perché lo feci, forse solo per togliermi dall’impaccio di dover dire qualcosa. L’unica volta che riuscii a pronunciare quella frase in modo cosí nitido fu allora, quando mio padre era ancora serenamente in vita. Eppure sentii tutto lo sgomento della sua morte. Il mio amico ritirò il sorriso e io, incapace di rettificare la mia menzogna, cominciai a raccontargli quello che non avevo ancora vissuto con la stessa meticolosità con cui mia madre descrive le sevizie subite da suo figlio nei garage di Roma. Non aveva mai affrontato un lutto cosí grave – mi disse lui – ma aveva da poco perso il cane. Un cane di quindici anni, un bastardino, un compagno di vita. Parlammo di ospedali e cliniche veterinarie. Di dottori buoni e di quelli cattivi. Di empatia e di cinismo. Di tumulazione e cremazione. Di notti insonni e del bisogno di ricominciare. Pescavo immagini e sentimenti dai film che avevo visto, dai libri che avevo letto. L’assurdo disarmava il disagio. Cominciai a piangere, la perdita di mio padre a quel punto era diventata implacabile. Avrei potuto scriverci un romanzo. Lui finí per abbracciarmi. Il suo corpo allora era diventato tollerabile, lo sarebbe stato qualunque corpo, un contatto umano in una terra desolata. Mi disse che se lo ricordava mio padre. Doveva essere un commento affettuoso ma ci leggevo dentro una nota amara. Credo avesse urlato in faccia anche a lui.”

Dichiaratamente si tratta di autofiction, modalità narrativa sempre più di moda. A volte sembra più un diario intimo.

Il fact-checking delle vicende narrate è ovviamente impossibile.

Ma poi alla fine ci importa sapere se tutti gli aneddoti e tutte le storie si siano davvero svolte e realizzate come raccontate?

No, ci basta godere di questo racconto disincantato, leggero che plana sulla vita di una donna del terzo millennio e con semplicità, con il sorriso ce ne restituisce il profumo.

Possiamo identificarci tutti nei personaggi di casa Raimo, e dei personaggi che vi ruotano intorno. Attraverso il godimento della lettura possiamo tutti riflettere su alcune caratteristiche, tic, manie, ossessioni che ci affliggono, senza interrogarci se sia fiction o verità, se sia ricordo o invenzione.

“La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo; per quanto riguarda i restanti, siamo noi a rifilarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta, imbonitori, in cerca di qualcuno da abbindolare che si abboni alla nostra storia. Scontata, a metà prezzo.”

D’altronde la stessa Raimo nel titolo ci avvisa “Niente di vero”. Se cercassimo altro allora si che saremmo al paradosso…

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