Non basta un fucile per acciuffare Duffy Duck – Taddeo in rivolta di Stefano Amato – Marcos y Marcos

Ma vi ricordate Scattone e Ferraro?

Vi ricordate “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle con la tromba di Miles Davis che vi porta a passeggio per gli Champs Elysees?

(Se volete potete sentire la tromba qui)

Vi ricordate “Nodo Scorsoio – The Rope” del maestro Hitchcock?

E tantissimi altri episodi reali, artistici, letterari o cinematografici?

Per ognuno di questi sembra sempre di vedere Franco Cerri immerso fino al collo nell’acqua con il ditino ammonitore che invece di dire

No! Non esiste lo sporco impossibile.

Ci dica, con lo stesso ditino ammonitore,

No! Non esiste il delitto perfetto.

Dopo il riso amaro di Stupidistan, Stefano Amato torna in libreria a raccontarci l’umanità che ci circonda. Taddeo in rivolta, Marcos y Marcos.

Anche lui prova a raccontarci un delitto perfetto.

Il taglio stavolta è completamente diverso.

Visto che l’ironia non ha effetto, Stefano passa alle vie di fatto.

Novello Alberto Fortis decide di ammazzarlo finalmente Vincenzo, che è troppo stupido per vivere.

Un’altra scrittrice di gialli ci ha di recente confessato che per rendere credibili anche i più efferati omicidi creati nelle sue pagine, deve immaginarseli perpetrati ai danni di vittime ben definite e conosciute nella vita reale.

Sublimare nella creatività dell’omicidio letterario l’energia negativa della rabbia.

Così Stefano Amato crea un alter ego depresso e inconcludente, gli insuffla la vitalità accumulata pedalando nelle strade di Cirasa, osservando il peggio che non sembra finire mai, gli arma la mano e si leva la soddisfazione.

Non solo il taglio è diverso. Proprio lo stile, il linguaggio, la pagina.

Stefano Amato si conferma autore versatile che sa andare oltre i cliché e che sa scrivere dannatamente bene.

La sua penna scolpisce l’animo dei personaggi, di Taddeo, dei suoi genitori, degli altri personaggi.

Si sorprende ad indagare su quanto profondo e buio possa essere l’animo di ciascuno.

La trasformazione di Taddeo è totale e completa. Profonda e senza possibilità di ritorno.

Però diversa da quelle ad esempio di Walter White di Breaking Bad, o dell’archetipo Charles Bronson, antesignano di tutti gli equalizers dello schermo.

Taddeo non ha un motivo personale per farsi giustizia da sè. Non è dolore o paura, o un rancore verso un nemico, o ex amico, che gli arma la mano.

Taddeo reagisce ad uno stupore filosofico, ad una incredulità pedagogica. Più che un giudice terreno al di sopra della legge, si pone come giudice di Dio, al di sopra anche di Colui.

Taddeo rimedia all’errore del Creatore.

Ripulisce le scorie del processo creativo.

Trova nella filosofia dei suoi amati libri il fondamento della sua necessità imperativa morale, squisitamente morale, di una elevatissima morale, il senso della sua vita in questo mondo.

Questo gli sembra il movente perfetto che renderà perfetto il suo delitto.

Ma come per tutti gli equalizers già citati, assaporare il male, la violenza, il delitto, corrode ogni pretesa filosofica e morale del nuovo Taddeo, che si scopre una natura criminale illimitata.

Il Taddeo di Stefano Amato non è un leone da tastiera, scende in campo e compie il suo rammendo creativo con le sue mani, sente lo scorrere del sangue, annusa l’odore del sangue.

Ma sottile come sempre, Stefano Amato ci dice che Taddeo e i leoni da tastiera che ammorbano le nostre giornate social, non sono tanto diversi.

Stessa vigliaccheria, mascherata da arroganza, stessa paura delle conseguenze.

Il delitto perfetto non esiste, perché non esiste il movente perfetto.

Perché non esiste l’uomo perfetto.

Perché non esiste un modo perfetto di affrontare un disagio sociale e condiviso.

Non si trova la scorciatoia all’impegno condiviso necessario dell’educazione, della crescita, della rinascita morale di cui questo Paese, questa Sicilia, questa Cirasa ha bisogno.

Un libro come questo è la spinta giusta a prendere in mano la propria vita, il proprio ruolo sociale, più o meno grande, a rimboccarsi le maniche e provare a cambiarlo questo mondo, anche, o soprattutto, con i libri.

Moltiplicando gli spazi dove si parla di libri, di cultura, di noi stessi, esseri umani in balia degli eventi.

Come Taddeo mi guardo in giro e mi sorprendo ancora una volta che circola tanta gente che non legge libri, che non si rende conto di quanto sia incompiuta la vita di chi non legge libri, che inquina l’aria delle nostre strade reali e virtuali.

Per esempio voi che state leggendo questo post, leggerete Taddeo in Rivolta di Stefano Amato?

No?

Ma avete capito cosa vi perdete?

Non ve ne frega niente?

Prendo la bici, il fucile e arrivo…

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