Un week end di luglio a Siracusa (Veronica Raimo – Feste Archimedee con Tony Canto e Simona Molinari – Peparini e l’Iliade

Dice che a Siracusa non si fa mai niente. Che ci si annoia, che siamo provinciali e non sappiamo organizzare nulla.

E’ vero in larga parte e abbiamo molti esempi anche vicini che ci indicano una strada. Ma stasera, lunedì, per caso ho messo insieme le cose che ho fatto, scegliendo e cogliendo, limitandomi agli eventi pubblici, e ne è venuto fuori un bel trittico.

Abbiamo cominciato con un tramonto struggente, goduto dal ponte di una barca, La Barca Ortigia, mentre una bravissima, misurata e competente, Lucia Moschella ci aiutava a entrare nel mondo narrativo di Veronica Raimo. Domande misurate, ma utili a far emergere il valore della giovane scrittrice romana. La sua capacità di giocare con la menzogna e la verità, la sua qualità letteraria, la sua complessa personalità, la sua vena comica, connaturata all’esperienza teatrale, i suoi meravigliosi anni Duemila a Roma, la sua doppia finzione con cui riesce a contrabbandare una falsa verità, riassunta nel titolo sincero: Niente di vero.

Riconquistata la terraferma, pochi passi ci hanno separato dalla splendida Arena Maniace, ancora mare, stavolta con la luna, mentre le stelle si sono alternate sul palco della serata conclusiva delle Feste Archimedee, dodicesima edizione.

Una brillantissima Naomi Moschitta, con il suo vestito verde smeraldo brillante (mia mamma diceva che chi di verde va vestita, di sua beltà si fida) ha fronteggiato disguidi e ritardi e ha condotto la serata con un piglio da condottiera ateniese o spartana.

Si sono alternate sul palco tante splendide occasioni di festa e di premio, come Mimì Caruso, reduce da X Factor che con una chitarra elettrica a lato e una base ha mostrato potenza e sonorità della sua giovane voce, cimentandosi anche in un reperto archeologico per la sua età che è Stasera… Che Sera, dei primi Matia Bazar. 

Tante altre proposte interessanti. Su tutte però, per qualità musicale e per novità si è imposto il connubio tra Tony Canto e i suoi musicisti e Simona Molinari. Di Tony Canto e il suo nuovo disco Anima, vi abbiamo parlato. Sul palco dell’Arena Maniace ha presentato, inoltre, un brano composto per il cartone ARF, eseguito con i suoi tre figli impegnati a unire le loro voci a questa canzone, cogliendo in pieno lo spirito delle Feste Archimedee, nate dalla felice e fertile intuizione di Carlo Gilistro per scovare e valorizzare il talento delle giovani e giovanissime generazioni.

Ai bravissimi musicisti dell’album: Dino Rubino, Marco Bardoscia, Vincenzo Zirilli, sul palco di sabato si è unito il maestro Fabio Sodano con i suoi fiati di ogni dimensione e frequenza, che hanno impreziosito e arricchito le sonorità del Maestro Tony Canto.

Gli arrangiamenti proposti da Canto per il set di esibizione di una delle cantanti italiane più talentuose, Simona Molinari, hanno fatto da tappeto elastico per rilanciare le danze della sua voce. Un incontro di anime che speriamo prenda più piede e crei altre nuove opportunità magiche per noi. Anche l’arcinota Felicità, in questo sapore brasiciliano (come si è definito Tony Canto), ha trascinato il pubblico senza far sentire la mancanza del contrappunto di Peter Cincotti.

Tantissime altre cose hanno brillato su quel palco, ma lasciatemi concludere con l’esibizione più emozionante, più avvolgente, più toccante della serata. 

Sempre nello spirito delle Feste Archimedee, come dicevamo. 

Non lo racconto, lascio il compito ad alcuni scatti memorabili di Marcello Bianca di raccontarvi la prova di amore e danza di Chiara e Sara Visalli.

Domenica sera, per l’ultima sera, la cavea sacra, le sacre pietre, hanno ospitato l’edizione rivoluzionaria di Peparini dedicata all’Iliade. Insieme alle altre migliaia di spettatori ci siamo accomodati per goderci lo spettacolo.

Ovviamente affrontare un classico, soprattutto un classico come l’Iliade, con le chiavi e le armi della modernità è rischioso, ma non per questo non va tentato. 

Anche in questo caso è un tema di talento, di armonizzazione del talento, di valorizzazione del talento. 

L’accoglienza dei visitatori che raggiungevano il loro gradone era già teatro: dietro il palco, quello che sembrava uno spazio a disposizione degli attori si è rivelato già scenografia, scena e sceneggiatura. I tanti ballerini di questa edizione simulavano il cortile di un carcere, interagivano con gli spettatori passanti, davano già un primo segno di quanto avremmo poi visto.

Diciamo subito che il leone sulla scena per durata e intensità ci è parso il claudicante aedo di Vinicio Marchioni che, da subito, ci ha invitato a osare mischiare il tempo, a non irrigidirci nella cristallizzazione del tempo. Con voce ora affranta, ora adirata, ora commossa, ora coinvolta nella violenza della battaglia ci ha condotto eroicamente per mano fino alle ultime battute. Una prova davvero superba.

Foto di Michele Pantano

Il racconto dell’ira funesta del pelide Achille si è svolta per intero dentro e fuori un immaginario penitenziario da cui ci saremmo aspettati da un momento all’altro l’apparizione di Elvis con la sua Jailhouse Rock. 

La simbologia che abbiamo colto, voleva mostrarci plasticamente la condizione umana al tempo del mito, della guerra tra Atene e Troia, dell’Iliade. Gli uomini prigionieri, incarcerati dentro le sbarre del capriccio degli Dei. A nulla vale il valore, la forza, l’astuzia se non è stata scelta e sostenuta da una dea o da un dio, anche scontrandosi tra loro. Ci è parsa efficace questa oscillazione tra Night Warriors e West Side Story che il corpo di ballo agiva sulla scena per raccontarci gli sviluppi della vicenda.

Foto di Maria Pia Ballarino

Particolarmente efficaci le rappresentazioni delle battaglie. Coreografie studiate e di impatto fisico e violento, come deve essere una battaglia, mentre la voce di Marchioni ce ne raccontava i fatti salienti. Menzione speciale alla soluzione scenografica e coreografica adottata per la Battaglia maiuscola tra Ettore e Achille. Un sogno di guerra che si imprimerà a lungo nel nostro immaginario con le lance che spiccavano il loro lancio sorrette da altre mani e volteggiavano a compiere il destino segnato dagli dei.

A proposito di Ettore, non possiamo mancare di sottolineare la forza emotiva del saluto tra Ettore e Andromaca, anche se aveva le famose bianche braccia interamente coperte, prima dal rosso della felicità e poi dal nero del timore e del lutto. La scelta dei versi dei Pink Floyd – open your arms, I’m coming home – ha gettato un primo ponte tra le guerre nei secoli. Il lamento di Andromaca per la morte di Ettore, con il suo insistere sulla vedovanza e sulla orfananza del piccolo Astianatte, ha completato la parabola emotiva di questa vicenda nella vicenda dell’Iliade. Davvero coinvolgente e commovente. Molto brava Andromaca/Giulia Fiume.

Foto di Michele Pantano

Sartori/Achille irato e furibondo contro gli stessi greci non ha bisogno di altre ulteriori lusinghe. Ormai il Teatro Greco è suo.

Notevole per la valutazione complessiva dell’interpretazione moderna osata da Peparini, il confronto con Priamo. 

Sia Achille, che Ettore prima, che Diomede ancora prima, che tutti i combattenti danzatori, che Priamo che impetra l’onore delle spoglie per il suo figlio prediletto, hanno acquistato la consapevolezza dell’inutilità delle guerre, del dolore, degli infiniti lutti che la guerra adduce. Certo lo capiscono dopo, quando il sangue è sparso, quando l’anima ha lasciato il corpo. Ma tutti si rendono conto che la guerra è una follia degli dei che scaricano sugli uomini, prigionieri, rinchiusi, carcerati dietro le sbarre della voluttà divina.

Ma l’aedo/Marchioni fa crollare questa zona di conforto in cui in qualche modo l’uomo dietro le sbarre si rinchiude: non è colpa mia, è colpa degli dei.

Con una frase inattesa, non certo omerica, getta il secondo ponte tra le guerre nei secoli, unendo la morte di Ettore alla morte di un uomo duemilacinquecento anni dopo e dando – letteralmente – la linea ai telegiornali che raccontano delle nostre guerre quotidiane, di Kiev, dell’Ucraina.

il velo è caduto, la maschera rotola nella polvere. Non sono gli dei a tenerci prigionieri e schiavi dei loro vezzi, dei loro capricci.

Nel 2025 non esistono più gli dei, come nel 1940 dei Pink Floyd, e nessuno ci costringe a fare guerre, a uccidere, a morire, a piangere, a scandalizzare i bambini, l’umanità tutta. 

Siamo noi, gli esseri umani, a chiudere le gabbie, a mettere le sbarre e non ce ne vergogniamo neppure più…

Questo è stato il mio week end siracusano.

Che facciamo la prossima settimana?

Se vi è piaciuto seguitemi o ditelo ad altri
📚

Gingolph arriva anche su WhatsApp

Ogni volta che su Gingolph nasce qualcosa di nuovo, te lo faccio sapere con un messaggio.

📲 Iscriviti al canale

Gratuito. Nessuna pubblicità. Solo libri, autori, recensioni e appuntamenti culturali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *