STEFANIA AUCI A SIRACUSA – L’Alba dei Leoni – Editrice Nord – Salone Borsellino 17 gennaio 2026

Il salone Borsellino del palazzo Vermexio, sede del Municipio di Siracusa, è uno dei saloni più belli, più eleganti, più istituzionali della città. Damaschi, tende, lampadari, volta decorata, affreschi, la sottolineatura della bellezza eterna e inimitabile di questa città.

E’ ampio il Salone Borsellino, con tante sedie trasparenti che rendono ancora più ampio allo sguardo lo spazio.

Eppure le tante sedie non sono bastate ad accogliere i numerosi cittadini accorsi a incontrare Stefania Auci, la Leonessa di Sicilia, che ha onorato Siracusa inserendola tra le prime tre città in cui accompagnare l’esordio del nuovo libro, il terzo atto della Saga dei Florio, L’alba Dei Leoni, l’antefatto della storia fantastica dell’ascesa e del declino dell’impero dei Florio.

La collaborazione proficua tra Comune di Siracusa, Siracusa Città Educativa e la Libreria UBIK Ortigia – Bafigghia di Maria La Runa ha reso possibile questo atteso incontro letterario che è stato anche un momento di approfondimento su alcuni temi che intercettano la vita di ciascuno di noi.

L’incontro è cominciato alle otto di sera, quando la scrittrice ha raggiunto Siracusa dopo gli incontri pomeridiani di Catania.

Il performer cantattore Raffaele Schiavo ha aperto l’incontro offrendo in omaggio a Stefania Auci una elaborazione di versi e suoni che hanno fatto da ouverture, esponendo i temi che sarebbero stati trattati: il mare, tortura e frescura, spavento e desiderio, la ribellione, l’avidità, l’orgoglio e l’onore, l’amore frustrato, inespresso e inesprimibile, il timore muliebre, lo sconfinato amore materno. I pensieri che non potevano trovare parole che galleggiavano nelle menti di Paolo, Ignazio e Giuseppina che lasciavano Bagnara destinazione Palermo.

Con Stefania Auci abbiamo riflettuto sulla condizione economica e sociale degli uomini e delle donne del diciottesimo secolo a Bagnara (ma come a Enna, Trapani o Palermo).

Abbiamo condiviso che la scrittura di Auci, da sempre attenta e curata, con l’obiettivo di raccontare fatti e vicende, restituendone la pienezza emotiva e sentimentale, non solo fatti e date, ma azioni, sentimenti, emozioni agite da personaggi rotondi, credibili e sinceri, in questo atto di inizio riesce a essere ancora più profonda e meditata, ancora più espressiva e significativa. Affaticata e dolente, quando il fatto è dolente e faticoso, con respiro largo e gioioso, quando la vicenda trova uno sviluppo più sereno e regolare.

Le figure femminili di questo romanzo sono delle figure forti, coraggiose, capaci di sostenere pesi anche apparentemente insormontabili. Emerge evidente la forza delle donne di questa storia, la loro capacità di allearsi, di fare fronte comune, di sopportare e orientare, di incunearsi tra i tanti vincoli e debolezze per aiutare le loro famiglie a svilupparsi, a crescere, nonostante asprezze e difficoltà.

Tutta la trilogia dei Leoni, ma segnatamente questa Alba dei Leoni, di Stefania Auci, si inserisce in una corrente letteraria di femmine dello Stretto. Intendendo con questa definizione, la crescente e diffusa narrativa di voce femminile che si sta sempre più affermando. Una letteratura che dice e racconta quello che la voce maschile aveva nei secoli trascurato o sottovalutato. 

E’ stato facile citare Anna Mallamo, Nadia Terranova, Francesca Maccani o Simona Lo Iacono, come esponenti di questa nuova voce del romanzo, oltre a tante altre scrittrici di oggi e di ieri di cui si è accennato nella conversazione.

L’incontro è stato puntellato e sostenuto, dalle letture di alcune pagine scelte del romanzo che Francesca Pacca e Simone Giallongo hanno offerto a sostegno di quasi tutte le domande che abbiamo rivolto a Stefania Auci. Francesca e Simone hanno saputo rendere il profumo delle pagine, hanno letto da lettori, senza sovrastrutture interpretative, restituendo l’esperienza comune di tutti i lettori alle prese con pagine che affatano e illudono di essere altrove, di essere altri, incuriosendo i tanti partecipanti all’incontro.

Parlando di Stretto non abbiamo potuto ignorare l’esperienza del Terremoto, che anche in questo romanzo trova spazio e racconta del 1783, del tracollo e della crisi, delle rovine, della morte.

I disastri, i morti, le case crollate, hanno la stessa faccia e lo stesso odore delle città dopo le bombe, durante o dopo le guerre. Eppure qualcosa scatta, qualcosa lievita nella distruzione e spinge alla ricostruzione, alla rinascita, dopo ogni terremoto, o dopo ogni guerra. La capacità di ricostruire nuove strade che sostituiscano le vecchie non più praticabili. La testimonianza della vitalità inesauribile delle donne e degli uomini di qua e di là dallo Stretto.

Ricordando il grande successo della serie tv Disney tratta dai due volumi già pubblicati, ricordandone il valore, la qualità, la trasposizione generosa della pagina sullo schermo, Stefania Auci ha voluto esprimere il suo rammarico per il contesto di asfissia finanziaria, in cui vive tutto il comparto delle produzioni audiovisive, dopo il drastico taglio dei fondi all’industria cinematografica e televisiva, operato dal governo. Questa condizione ritarda e allontana alcune produzioni già in fase di progettazione, impedisce di progettarne altre, riduce offerta culturale al Paese, e disperde maestranze di alta qualità che non trovano progetti in cui esprimere la propria arte artigiana.

Infine, abbiamo condiviso con Stefania Auci che, durante la lettura di questo atto di inizio, si rimane avvolti dentro una crescente consapevolezza che matura nelle donne prima e negli uomini poi di questa vicenda che darà origine alla saga: la consapevolezza del perdono. La necessità del perdono, l’egoismo del perdono, la forza resistente del perdono. Anche per la bagnarota Giovanna arriverà il momento del perdono.

Ripensando a tutta la saga, risulta evidente che tutti i momenti della parabola dei Florio hanno ragione e semenza in vicende precedenti che riverberano i loro effetti fino all’epilogo finale e tragico. Questo primo atto mostra come tutti i non detti, i conflitti irrisolti, che non hanno trovato composizione nel perdono, nella catartica funzione autosalvifica del perdono, andranno a inquinare il futuro, mentre laddove le donne, ma anche gli uomini, come Mastro Vincenzo stesso, hanno saputo riconciliarsi con se stessi abbiano lasciato andare ciò che ha fatto male, la serenità ha evitato il peggio.

A conclusione dell’incontro, ancora il performer Cantattore Raffaele Schiavo, si è trasformato in sirena e ha solcato il mare della sala vocalizzando un ammaliante e ipnotico canto di sirena che ha stregato tutti i partecipanti.

Un chilometrico firma copie ha sancito il successo di questo incontro, la qualità della scrittura di tutti e tre i romanzi della saga dei Florio, la profondità delle riflessioni condivise con noi dalla scrittrice dei Leoni, la Leonessa di Sicilia, Stefania Auci.

Ancora un grazie a UBIK, alla libreria UBIK Ortigia Bafigghia, e in particolare a Maria La Runa, per questa straordinaria opportunità.

Com’è profondo il mare…
Una sirena
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