Avuccal’arma – La bocca dell’anima di Giuseppe Carleo – Prime Video

All’improvviso da un amico letterario, con cui non ci scambiamo molti messaggi, arriva un perentorio messaggio più imperativo che esortativo:

Devi assolutamente vedere il film La Bocca dell’Anima, lo hanno aggiunto su Prime.

Una tale assertività non consente discussioni, mette anche un po’ di ansia, e tanta curiosità.

La curiosità si alimenta in maniera esagerata per la risonanza che apre in me quel titolo. Mia nonna usava con molte funzioni e sfaccettature la parola composta avuccal’arma. L’ho sentita risuonare fin dai primissimi anni della mia infanzia, come luogo dello spavento, dell’ansia, del dolore esistenziale, della rabbia, del desiderio, della frustrazione.

Ogni evento, situazione o altro portava mia nonna a poggiarsi la mano sullo stomaco invocando questa gastroenterologica divinità da pronunciare di getto: avuccal’arma!

Visto che l’impresa Internazionale tennistica di Darderi era rinviata alle albe notturne, ho costretto mia moglie a vedere questo film del 2024.

Non posso che ringraziare Arturo per la sua imperiosità.

Fin dai titoli di testa siamo stati catapultati in un mondo inatteso. Un altrove molto ben riconoscibile. Una Sicilia dell’anima (di l’arma).

Vento, gelo, campane stranianti, la piazza deserta di un paese siciliano del 1949, chiamato Pietrasanta. Un reduce tramortito dalla fame e dalla stanchezza. 

Scatta subito l’archetipo del Paese: gli occhi dietro gli scuri, i curiosi (maschi, rigorosamente maschi) che si avvicinano allo sconosciuto. La lingua che sfonda la barriera della neve del gelo e restituisce un suono, un colore, un aroma ancestrale dentro la nostra anima.

Un primo punto di osservazione di questo film è proprio la lingua. Il regista e gli sceneggiatori si sono rifatti agli studi antropologici di Elsa Guggino sulla Sicilia e sulla mavaria in Sicilia.

Ne è risultata una scrittura dei dialoghi insuperabile. Una lingua che risuona dentro di noi, che rimette a posto le sillabe e gli accenti, che riluce in confronto alle didascalie dei sottotitoli, mostrando che la nostra lingua ha una ricchezza di espressione che sovrasta e si espande rispetto alla lingua italiana media e insufficiente dentro la quale ci siamo ridotti a parlare.

In alcuni tratti era così balsamico ascoltare descrizioni di sentimenti, emozioni, moti e volontà con quella lingua dei padri indimenticabile che veniva voglia di fare pausa e tornare indietro di qualche minuto, come facciamo con le pagine di un libro quando un frammento ci coglie e lo vogliamo riassaporare.

La vicenda narrata dal film, pare sia tratta da una storia vera, e il rigore filologico della ambientazione, degli eventi narrati, delle situazioni descritte, ce ne dà una conferma in carta bollata.

Giovanni Velasquez, il reduce senza altra famiglia che quella della fidanzata che lo raccoglie dalla piazza, vorrebbe riprendere il suo posto nel paese, ma troppe circostanze si impongono. La più importante di tutte sarà la magia. Portato dalla zà Mariannina per guarirlo dal dolore insopportabile avuccal’arma, la mavara, la guaritrice, gli svela che il dolore nasce dalla presenza di un demone (un suo commilitone della guerra) che lo abita per dargli a sua volta poteri di guaritore.

Da questa scoperta discendono una serie di eventi che non vi racconto nei dettagli per rilanciarvi il diktat di Arturo: dovete assolutamente vedere questo film.

Aggiungo solo alcune altre note che ritengo rilevanti e che non vi faranno perdere il piacere di vederlo, ma, anzi, spero ve ne faranno accrescere la voglia consapevole.

Partiamo dalla recitazione del cast. Selezionatissimo cast, con punte di drammaturgia coinvolgente e intrigante, c’è pure la nostra Alessandra Fazzino. Su tutti spicca Serena Barone che con questo film dà l’addio al cinema, essendo morta improvvisamente poco dopo le riprese. Nel film gioca un ruolo importantissimo dall’inizio alla fine, una presenza di spicco nel coro dei personaggi archetipici che agiscono le vicende narrate: la mavara, la zà Mariannina.

Serena Barone è stata una presenza importante, un punto di riferimento del teatro siciliano, molto più del cinema, nonostante le poche ma rilevanti presenze, come nelle Sorelle Macaluso di Emma Dante. E per noi siracusani, sempre grazie alla magia di Emma Dante, fu l’indimenticabile Anfitrione in carrozzella nell’Eracle di Euripide, diretto appunto dalla Dante. La Barone si era rotta la caviglia durante le prove e fece del suo impedimento uno strumento sopraffino di recitazione che  sollevò un boato di acclamazione dal pubblico alla fine della tragedia.

Già solo per non perdervi l’ultima occasione di godere della capacità interpretativa dell’attrice Serena Barone dovreste vedere questo film.

La Sicilia di questo film non è la sua versione folcloristica, vacanziera e turistica che circola impunemente. Una Sicilia senza mare, senza spiagge, con rarissimi raggi di luce. Neve, pioggia, freddo e gelo.

Eppure non è meno vera.

La Sicilia dell’entroterra, dei paesini arroccati sulle montagne. Petralia Soprana nella location principale, ma anche Mussomeli e Caltavuturo in alcuni scorci, restituiscono la dimensione di una Sicilia che fu, che visse, che resistette alla modernità. Ancora il piglio antropologico ha aiutato gli autori nella realizzazione di questa Sicilia che, comunque abbiamo conosciuto. Anche la vicenda della guaritrice, della mavara, e quello che ne discende, non è invenzione cinematografica. É memoria, è ricordo, è parte della nostra vita.

Le dinamiche sociali e politiche, l’esercizio del potere che si dipana sulla terra ghiacciata, sono tutti elementi caratterizzanti una idea archetipica della Sicilia, antropologica, ancora direi. Il povero Giovanni combatterà contro l’oppressione sociale, l’occhio sociale, la gente del paese, che prima lo osanna e poi lo atterra. La lotta ancora più dura sarà contro il Potere, nella sua accezione sciasciana più pura, il Potere della Chiesa e della Mafia, le due leve della tenaglia che tiene sotto scacco l’anima della Sicilia, che stringe tutti i siciliani proprio all’altezza d’avuccal’arma.

Una Sicilia per molti tratti pasoliniana, laddove Giovanni evoca spesso Teorema alla nostra memoria insaziabile, e anche per certi tratti di sensualità potente, ma repressa che agitano il film, compresa la suggestione omoerotica che vi lascio scoprire.

Una cura dei dettagli certosina. Le musiche e i canti popolari sono rigorosamente originali e documentabili, persino le melodie strimpellate nel salone da barba, come da tradizione, sono melodie originali e riscoperte con lavoro di scavo e recupero.

Già solo per ritrovare quella Sicilia, bandita dalle cartoline, dimenticata dal consumo turistico, ma viva e vegeta nel nostro cuore, dovreste vedere questo film.

Tutto questo rigore antropologico contribuisce a dipingere il ritratto di una nuova corrente artistica: il gotico siciliano. Questa opera prima di Giuseppe Carleo, infatti, è vista come il manifesto del gotico siciliano. Affermazione tanto condivisibile da strutturare un legame emotivo e culturale con un altro mondo, quello letterario di Orazio Labbate, che con Lo Scuru, compie la stessa operazione nella letteratura. E non è un caso che proprio da Lo Scuru è stato tratto quest’anno (dopo il lungometraggio di Carleo, quindi) un film di grande spessore e attrattiva che a La Bocca Dell’Anima si ricollega idealmente e non solo.

Orazio Labbate lo incontreremo qui a Siracusa, in collaborazione con la Libreria Ubik – Bafigghia Ortigia di Siracusa, proprio a ridosso di A Tutto Volume, la festa dei libri di Ragusa, la sera di giorno 11 giugno (valga come invito per tutti). Con lui parleremo proprio di gotico siciliano e del suo strabiliante ultimo libro, Chianafera, proposto nella dozzina stregata e non riconfermato nella cinquina.

Questa visione per me diventa propedeutica alla gestione di quell’incontro, ed ancora ringrazio anche per questo Arturo, il dispotico consigliere.

Già solo per arrivare preparati all’incontro dell’11 giugno con Labbate dovreste vedere questo film.

Insomma, non mi resta che unirmi ad Arturo e, parafrasando, rivolgervi “un consiglio che non si può rifiutare”. 

Dovete assolutamente vedere il film La Bocca dell’Anima, lo hanno aggiunto su Prime.

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