C’è un momento preciso, in ogni giallo che si rispetti, in cui il lettore smette di essere un osservatore esterno e diventa un testimone, un investigatore, un complice, anche un assassino, a volte.
Quel momento scatta quando lo scrittore ha superato il muro della credibilità e il lettore ha ceduto alla sua vulnerabilità.
Quando a investigare, poi, è un’avvocata, malinconica e alle prese con la sua ecatombe sentimentale, costretta a una vacanza finta per sorvegliare e proteggere la propria amica più importante, accompagnata dal suo cane Mou, e con la testa già al ritorno a casa, quel momento scatta quasi subito. Quando perde le chiavi, quando sbaglia strada, quando dimentica il caricabatterie, e quando minimizza alcuni segnali inquietanti.
Ebbene sì, signore e signori. Ilia è tornata. Ilia Moncada, l’avvocata alter ego di Maria Elisa Aloisi, perseguitata dalla sua personale nuvoletta che trasforma una vacanza alle Eolie in un rompicapo che ha il sapore del sale, del caffè fatto male e dell’ansia da prestazione investigativa.

L’isola degli inganni
Infatti, la protagonista, accompagnatrice e osservatrice per conto paterno della sua amica Irene, vorrebbe concedersi un meritato riposo, ma il destino, si sa, ha un pessimo senso dell’umorismo e una propensione per i cadaveri trovati nei posti meno accessibili.
La scrittura di Elisa Aloisi si districa in equilibrio tra il legal thriller di stampo americano e la commedia dell’assurdo siciliana. Ilia non affronta il mistero con la baldanza di un eroe, ma con la rassegnazione di chi sa che, comunque vada, la vacanza è andata a farsi benedire. È questa la sua forza: la sua capacità di guardare al mistero con lo stesso scetticismo con cui analizzerebbe una clausola vessatoria in un contratto.
La svolta è il ritrovamento di un corpo nella grotta del Bue Marino. Lo sfondo cupo e arcaico della morte, che si sposa perfettamente con le rocce di Filicudi, fa da specchio alle dinamiche sociali dei personaggi, che sembrano usciti da una commedia di costume contemporanea. Aloisi gioca con i moderni strumenti di comunicazione come se fossero armi improprie: il “No contact” su WhatsApp, i messaggi vocali non ascoltati, il ghosting che si sovrappone ai segreti personali. È un giallo 2.0 dove il vero indizio è spesso nascosto in una notifica che abbiamo scelto di ignorare.
L’ambientazione diventa così un personaggio vero e proprio. Filicudi non è una cornice; è un elemento attivo. “Qua comanda Eolo“, dicono gli isolani. E hanno ragione. Aloisi riesce a rendere il paesaggio non solo una cartolina, ma una forza primordiale che interferisce costantemente con le vicende umane e, financo, con la sua giustizia.
Il mare che si agita, la difficoltà di trovare un segnale, la logistica dei traghetti: tutto contribuisce a isolare i personaggi in una bolla dove la verità diventa fluida. La verità non è oggettiva; è condizionata dalla marea, dal vento, da chi ha la barca e da chi è rimasto a terra. È un concetto filosofico, quasi, ma trattato con una leggerezza che ti strappa un sorriso amaro.

Elisa Aloisi non è nuova a queste riflessioni sulla verità e la menzogna, già nella precedente avventura pubblicata con il titolo Sto Mentendo, la trama, le azioni, le motivazioni dei personaggi intrecciavano un discorso ben vivido sulla natura della menzogna. Anche in questa “vacanza” già sin dal titolo, l’inganno, gli inganni, diventano elementi costitutivi della trama e avvolgono lo spaesamento – temporaneo o forse solo apparente – di Ilia Moncada.
Oltre ai personaggi che popolano il microcosmo della nostra avvocata catanese, e che alla terza replica già conosciamo, amiamo e attendiamo con lo stesso affetto con cui attendiamo Ilia, Aloisi aggiunge un vero e proprio circo di personaggi secondari che danno dimensione narrativa e quasi teatrale alla “vacanza rovinata” di Ilia.
Cogliendo alcuni esempi segnaliamo Rodi Donati, la perfezione fatta persona, o Melo, il barcaiolo che sa tutto ma non dice nulla, il vero custode dei segreti dell’isola. La nuova profiler, Viola Uzeda, che promette molti altri interessanti sviluppi. Gli adolescenti che offrono la possibilità all’autrice di affrontare il tema dell’adolescenza e del conflitto generazionale, probabile incaglio psicologico della stessa Ilia.
Poiché siamo in una isola degli inganni però, Maria Elisa Aloisi non rende nessuno dei personaggi un bianco o un nero assoluto. Ognuno ha la sua maschera, ognuno ha qualcosa da nascondere, anche solo per il gusto di sentirsi al centro di un mistero.
La leggerezza con cui la Aloisi fa muovere questi personaggi attorno alla vittima rende il giallo godibile come il buon bicchiere di vino bianco ghiacciato davanti al tramonto, con cui vi consigliamo di accompagnare la lettura di questo romanzo.

Aloisi ama i gialli sin da bambina, se ne nutre con l’avidità vampiresca di una contessa dell’Etna e riconosce molti padri al suo personalissimo e ingovernabile vizio di scriverli.
Eppure, quando li scrive non indulge nei luoghi comuni della narrativa di genere. I suoi gialli diventano romanzi, strutturati in forma di giallo per pretesto, ma sono narrativa fresca, sorridente e, ironicamente, letteraria. La scrittrice gioca con i topoi del genere. Cita Perry Mason, gioca con l’estetica della morte, strizza l’occhio al lettore esperto. Ma lo fa con una tale disinvoltura da non sembrare mai presuntuosa. È un libro scritto con il sorriso sulle labbra, anche quando le cose si fanno serie. Ed è proprio questa la chiave: la capacità di mantenere una distanza critica, la cifra del disincanto, un tono quasi sornione che ti invita a leggere un capitolo in più, poi un altro, poi ancora uno, fino a che non ti rendi conto che è l’alba e sei ancora lì, a cercare di capire chi ha mentito e perché.

Dove stanno gli inganni.
Forse il principale inganno è proprio definirlo solo un giallo. Per Ilia – e per Elisa, ovviamente – la verità è, per sua natura, un esercizio di stile. Non è mai una cosa semplice, dritta, pulita. È un intreccio di bugie, di dimenticanze, di “fuori programma” che bisogna imparare a gestire.
L’isola degli inganni è un romanzo che celebra l’imperfezione. È un giallo che non cerca la perfezione della logica, ma la verità delle relazioni umane, con tutte le loro sgrammaticature. Un giallo che respira, che sbaglia, che si innamora e che, soprattutto, sa ridere di se stesso. E in un mondo – e in un panorama editoriale – dove spesso ci si prende troppo sul serio, una tale dose di intelligenza scanzonata è esattamente quello che ci voleva.
Quindi, leggete con trasporto e divertimento questo romanzo di Elisa Aloisi, ma tenete sempre d’occhio il telefono, accertatevi che sia carico, guardate tutte le notifiche, tenete a portata di mano le chiavi di casa e tenete gli occhi aperti, perché l’inganno è dietro l’angolo e potreste essere voi stessi a ingannarvi…

Giovedì 4 giugno abbiamo accompagnato il debutto del libro a Lentini, la città di Elisa Aloisi. Una nuvola di affetto ha accolto l’autrice per un firmacopie generoso. Poi ci siamo fatti raccontare da Elisa questa nuova avventura di Ilia Moncada. Di seguito alcune immagini della serata.





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