Franco Neri è apparso tante volte in questo blog, tante foto, tanti pensieri. Merita a pieno titolo, oggi, un post interamente dedicato a lui, anche se lo scrivo prevalentemente per me (come del resto tutti i post di questo blog) per ricordarmi di ricordare.
Sin dalle prime apparizioni di Gingolph in pubblico, il Dehors Neri e Franco in particolare sono stati un approdo, un nido, una casa, un rifugio, una casella di partenza, un ricovero, una palestra.
Fu proprio G60, incuriosita da questo barbuto sovrappeso che pretendeva di parlare di libri in pubblico in maniera scanzonata e non banale, a offrirmi il primo microfono con l’intervista per Siracusa scrive, ma poi legge?
Da allora, tanti spunti, tante suggestioni, con affetto e amicizia sono stato coinvolto in tantissime cose che restano patrimonio indimenticabile della mia anima.
Ho tantissime foto che fissano alcuni degli istanti vissuti, qualcuna la aggiungo qui in calce.
Come ha notato Toi Bianca, appena la notizia della scomparsa di Franco si è diffusa irresistibilmente, un profluvio di dichiarazioni, di manifestazioni, di ricordi, di commenti, una convergenza unanime sul cordoglio, sul senso di mancanza già intollerabile a poche ore, ha dilagato sui social, sulla rete, sui telefoni. In tanti ci siamo chiamati o scritti nel pomeriggio e in serata, perché sentivamo il bisogno di abbracciare ed essere abbracciati. Un raro caso in cui oltre le sentite e dolorose condoglianze alla famiglia, ci siamo scambiati anche condoglianze tra noi, perché abbiamo sentito tutti vivissimo il dolore e lo strazio del distacco come se avessimo perso un nostro parente.
Come ha scritto Bruno Formosa, ancora non abbiamo capito cosa abbiamo perso davvero. “Oggi è un giorno triste per tutti, anche per quelli che non lo sanno.”
Anche in questo momento di sconforto mantengo la lucidità, la fiducia e l’ottimismo di pensare che non finisce tutto qui. So, fermamente, che i fratelli Salvo e Massimo, che il figlio Lorenzo, che Mariella non lasceranno cadere tutto oggi e porteranno avanti con forza, e miglioreranno ancora, tutto il mondo creato da Franco, nel suo nome e ricordo.
Ma noi oggi abbiamo perso FRANCO!
Per provare a dare una forma a quello che abbiamo perso e riempire il vuoto descritto da Bruno, lascio qui un ricordo personalissimo e intimo. Un ricordo di Franco e Giuseppe, non di Gingolph e Franco Neri.
Un pomeriggio di questa primavera la moto, quasi a mia insaputa, mi ha portato in pasticceria. Ero pienamente coinvolto in una di quelle discussioni, inutili, dolorose, via messaggi, in cui spesso cadiamo senza saperci difendere. Mi appoggio al bancone e trovo Franco che prova a parlarmi, a raccontarmi, io rispondo e, intanto, gestisco ancora strascichi al telefono. Cercavo di dare la massima attenzione a Franco, almeno così pensavo, ma dopo un po’, Franco si dedica ad altro, e io ricasco dentro al telefono.
All’improvviso, me lo vedo spuntare da dietro, mi mette una mano sulla spalla, mi fa girare, con dolcezza mi sfila il telefono dalle mani e se lo infila in tasca.
“Veni ccà, assettiti!”
Sul tavolino un pezzo di scacciata con la tuma a cui non so resistere e lui lo sa bene.
“Parra ccu mia!”
E per una mezz’ora parliamo di musica, di libri, di progetti, di iniziative, sorrisi, dolcezza, affetto, cura…
Quando si è convinto che mi ero tranquillizzato, rasserenato, mi ha ridato il telefono e mi ha salutato come un padre, come un fratello, come un amico.
Questo abbiamo perso tutti oggi…





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