Un Gran Tremuoto che dura tutta la vita – Trema la notte di Nadia Terranova – Einaudi

Mia nonna Maria aveva una paura incontrollabile del terremoto. Ed il terremoto sembrava la seguisse. Ad ogni scossa più o meno intensa lei si trovava in prossimità. Anche per il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976 si trovava in vacanza dal figlio in Veneto.

Tutto era cominciato con il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Sua sorella maggiore Angela rimase tre giorni sotto le macerie della sua casa di giovane sposa a 22 anni, ma fu estratta troppo tardi. 

Il marito rimase accanto a lei oltre le travi e le macerie, parlandole fino a che fu possibile. 

Lo zio Micio, dopo, si risposò con una sorella della sua Angela, Concetta, lasciò la Sicilia e se ne andò con lei a Roma, dove ebbero due figli e svilupparono il ramo romano della famiglia.

Mia nonna aveva sette anni, non era a Messina, ma quella tragedia familiare la sconvolse e le lasciò quella incontrollabile paura del terremoto per tutta la vita.

I terremoti quando vogliono fare tanto male colpiscono di notte, come quello di Messina. Di notte siamo tutti rilassati, in casa, nelle nostre stanze, non siamo preparati, non abbiamo modo di esercitare prontezza e agilità. Lo schianto si abbatte sulle nostre vite rivoltandole.

Anche il nostro Terremoto di Santa Lucia del 1990 fu quasi notturno, ma fu clemente e ci diede ugualmente modo di fuggire e ripararci, contenendo danni e tragedie.

Quello di Messina, no. Fu violento, venne dal mare, fu ripetuto, abbattè sia Scilla che Cariddi. Reggio Calabria e Messina vennero distrutte, le vittime furono tante, le vite stravolte non si contarono.

Nadia Terranova nel suo ultimo romanzo Trema la notte per Einaudi, ha raccontato il terremoto del 1908. 

Ha deciso di raccontarlo attraverso le storie di Barbara e di Nicola, una giovane ragazza di Scaletta Zanclea, sopravvissuta a Messina, ed un ragazzo di undici anni, sopravvissuto a Reggio Calabria.

Barbara e Nicola hanno in comune una situazione familiare non tranquilla e non consueta. 

Barbara ha perso la mamma e non trova nel padre quell’amore e quella prospettiva che la nonna, che vive a Messina, e i libri le danno.

“Ignorava che ero sopravvissuta alla mia infanzia, alla morte di mia madre e alla freddezza degli inverni grazie alle fughe in città e ai libri”

Nicola vive quasi prigioniero di due genitori, soprattutto la mamma, paranoici e che scaricano su di lui tensioni e violenze vere e proprie.

Nicola e Barbara si incontreranno nella notte, dopo la scossa e la tragedia, per poco tempo, ma questo incontro condizionerà la loro vita per sempre.

Nadia Terranova abilmente ci prepara al culmine della tragedia, raccontandoci senza enfasi, ma dettagliatamente, gesti, emozioni e pensieri di Nicola e Barbara, come esempi di tutti i messinesi ed i reggini di quella sera di festa del 1908. 

Sera di teatro con una rappresentazione dell’Aida, alla quale chissà se hanno assistito anche zio Micio e zia Angela, spensierati e allegri, giovani e felici.

Barbara ha portato con sé un libro che sta leggendo, in cui ha trovato il coraggio delle sue scelte, Maria Landini, che, stanca, ha posato sul comodino quando…

“Un attimo prima di voltare le spalle alla notte, il mare si mosse.

Una polifonia mi attraversò le orecchie, il pavimento crollò insieme ai detriti della mia casa e con loro precipitai su una catasta di rovine.

Il mondo come l’avevo conosciuto finí e ogni cosa amata e odiata disparve.”

Tra tutte le tragedie che incombono su una situazione del genere mi ha profondamente colpito questo particolare del libro rimasto sul comodino sotto le macerie. 

Rappresentazione plastica dell’impossibilità di continuare la vita quotidiana come abbiamo sempre fatto. Dell’inutilità stessa di continuare quella vita quotidiana, dell’inutilità di rileggere quel libro.

Tutto è cambiato e dobbiamo assestarci su nuovi equilibri, dimenticando i precedenti, leggere nuovi libri.

Le famiglie di Nicola e Barbara erano già traballanti ed insicure prima del terremoto. In modi imperscrutabili dalle vibrazioni della faglia, dalle onde impazzite del mare, irrompe per loro una nuova vita, nuove opportunità.

Nadia Terranova usa la sua penna per raccontarci le parabole dei due personaggi, attraverso una serie di passaggi che trascolorano dal dolore intenso al pallido accomodamento, alla nuova vita, alla nuova primavera, oltre il terremoto.

“Al terremoto no, mi ero abituata, ci eravamo abituati tutti.”

Nicola sfuggito ad un inferno, che subiva, ma di cui non aveva piena consapevolezza, attraversa un altro inferno di cui non aveva proprio idea.

“Un ragazzino di undici anni, d’un tratto da solo nel mondo. Un mondo di uomini da cui nessuno lo aveva messo in guardia.”

Barbara in fuga da tutto il mondo, che la opprimeva, coglie l’opportunità di essere conteggiata tra i dispersi per rinascere. 

Nadia Terranova non ci dice se Barbara tra i libri che divorava per sfuggire alle sue gabbie abbia letto Il Fu Mattia Pascal di Pirandello, pubblicato qualche anno prima a puntate su di una rivista.

Comunque Barbara come Mattia Pascal si nasconde dietro Adriano Meis e si aggrappa alla nuova vita.

“Veniva a me dall’ultimo giorno del 1908 e sarebbe stata il primo di tutti i nuovi anni; era l’argine all’inferno e il salto nel vuoto, la scelta piú sbagliata e l’unico destino giusto.”

Sul tema del destino il romanzo ricama molto, a partire dalla associazione di ogni capitolo ad una carta dei tarocchi, con tanto di descrizione della stessa.

Quasi tutti i personaggi del romanzo, principali e non, si trovano al momento della scossa, in una condizione dove potrebbero non trovarsi, se non avessero subìto, se non avessero del dolore da scontare, se non avessero cicatrici da curare.

Si incontrano mentre vagano disorientati, travolti dall’onda del destino.

Intrecciano in varie forme i loro cammini, sperimentano la condivisione, la solidarietà. 

Si sorreggono e avanzano, zoppicando, ma compensando i loro passi, per non fermare il cammino.

“Si erano rispecchiate in quella particolare forma d’amore che è l’amicizia”

Donne e bambini superano prima degli uomini quell’egoismo della sopravvivenza, che frena ogni rinascita.

Un romanzo di passaggio, di tragedia e di resilienza, di inattese cadute e di impreviste risalite, di luce che sfrigola nell’ombra, di case e di cuori che tremano, soprattutto la notte.

Lasciamo a Nadia Terranova, alle sue inconfondibili parole, la descrizione di cosa sia questo suo romanzo.

“Questo non è il libro che pensavo di scrivere a vent’anni, ma cosí poche volte diventiamo ciò che da giovani crediamo di essere.

Nient’altro è, questo mio romanzo, che una lettura tra le ombre della storia, dove le luci restano sempre spente e le vite delle persone sono sopraffatte da narrazioni posticce. Nient’altro, ma solo adesso, con l’ultima parola, la notte ha smesso di tremare.”

Mia nonna subì anche la paura del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980

Ma quella volta un altro terremoto senza fare macerie aveva già stravolto la nostra vita due mesi esatti prima.

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